Cronaca

"Se mi rispondi al telefono vuol dire che mi ami ancora", ma lei voleva solo lasciarlo senza farlo arrabbiare

L'uomo ha perseguitato la ex per mesi e quando l'ha incontrata le ha sputato in viso

“Io ti amo ancora”, “io non ti amo più, ma possiamo lasciarci in maniera amichevole”, "non è vero, mi ami e non lo sai, sennò perché risponderesti alle mie telefonate?", così lui la perseguita e quando la incontra le sputa addosso.

Per la Corte d’appello di Perugia ha ritenuto sussistente il reato di stalking anche quando la persona offesa conserva “dei contatti con l’imputato, quantomeno nella prima fase di attuazione delle condotte vessatorie”.

Nel caso di specie, la Corte d’appello, confermando la sentenza di primo grado a 2 anni, ha ritenuto “integrato il delitto di atti persecutori dalle condotte vessatorie adottate dall’imputato, in particolare consistite nel contattare telefonicamente ossessivamente la persona offesa, nel pedinarla e, in un caso, nello sputarle in viso”.

La Corte ha rilevato “come la circostanza che, in una prima fase, la persona offesa avesse risposto alle telefonate dell’imputato e lo avesse anche lei contattato non escludeva l’elemento oggettivo del delitto”.

In particolare, è stato evidenziato “come tale condotta fosse da ricondurre alla volontà della persona offesa di risolvere pacificamente la relazione che la legava all’imputato”.

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