Cronaca

Condannato per spaccio di cocaina e marijuana, chiede il permesso di soggiorno come colf del fratello

Per i giudici i precedenti penali impongono di tenere conto della pericolosità sociale più di altri diritti

Condannato per spaccio di cocaina e marijuana, chiede il permesso di soggiorno come colf del fratello, ma per Questura e Tribunale amministrativo regionale non è possibile.

L’uomo, difeso dall’avvocato Antonio Cozza, ha chiesto l’annullamento del provvedimento del questore di Perugia con è stata rigettata la sua istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato. Lo straniero lavorerebbe come collaboratore domestico per il fratello, presso il quale vive.

Il questore ha rigettato la richiesta, però, perché l’uomo è stato “condannato dal Tribunale di Spoleto, alla pena di anni 3 e mesi 8 di reclusione ed euro 18.000 di multa, per violazione della legge sugli stupefacenti, per aver detenuto e ceduto in più occasioni ed a persone diverse sostanze stupefacenti del tipo cocaina ed hashish”.

Il collegio giudicante ha prima respinto “la domanda di sospensione del provvedimento impugnato, alla luce dei gravi precedenti penali ascritti al ricorrente” e poi rigettato il ricorso in quanto per il questore si trattava di “un atto vincolato, non occorrendo a tal fine alcuna ulteriore valutazione né riguardo alla pericolosità sociale del cittadino straniero né riguardo al suo grado di integrazione nel contesto sociale italiano”.

Se avesse avuto una famiglia tutta sua, avrebbe potuto usufruire del diritto al ricongiungimento, ma non è così in questo caso.

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