Condannato per furto e arrestato per traffico di droga, ottiene il permesso di soggiorno grazie al matrimonio

Questura e Prefettura avevano rigettato la richiesta di carta di soggiorno per studio e per lavoro, ma le nozze e un figlio gli fanno ottenere il documento

Presenta domanda di rinnovo e conversione del permesso di soggiorno da motivi di studio a motivi di lavoro subordinato, ma la Questura glielo nega per una condanna pregressa e un’indagine a suo carico, sempre per droga. Nel frattempo, però, lo ottiene e per motivi familiari, avendo sposato una ragazza naturalizzata italiana. In questo caso il rinnovo diventa automatico, ma la Questura chiede che almeno venga condannato al pagamento delle spese del procedimento.

Lo straniero, difeso dall’avvocato Donatella Panzarola, ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro il diniego della Questura e della Prefettura “di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di studio ovvero della sua conversione in permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato”.

Arrivato all’udienza di discussione, però, ha “rinunciato all’istanza di sospensione cautelare del provvedimento impugnato” in quanto “la posizione del ricorrente è radicalmente mutata rispetto all’epoca della proposizione del ricorso”. Dopo il matrimonio con una cittadina albanese, naturalizzata italiana, e la nascita di una figlia, infatti, ha diritto alla carta di soggiorno per familiari di cittadino dell’Unione europea.

Questura e Prefettura, però, hanno “chiesto che il giudizio venga definito con dichiarazione della cessazione della materia del contendere, ma ha chiesto altresì che la fondatezza del ricorso … venga scrutinata ai fini della condanna di quest’ultimo alla refusione delle spese legali”.

Il permesso di soggiorno, infatti, era stato rifiutato a seguito della condanna “per furto aggravato dalla violenza sulle cose”. Lo straniero aveva affermato che si trattava di una condanna vecchia, per la quale era stata richiesta la riabilitazione (cioè un atto che cancella il passato, in poche parole).

La Questura aveva risposto che non solo la riabilitazione era stata negata, ma l’uomo risultava indagato in nuovo procedimento penale, con tanto di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere, per traffico di sostanze stupefacenti.

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I giudici amministrativi hanno preso atto dell’impossibilità di negare il permesso di soggiorno per motivi familiari, ma hanno ribadito la correttezza dell’operato di Questura e Prefettura e condannato l’uomo al pagamento delle spese processuali.

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