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Cronaca

Condannato per violenza sessuale, rapina e lesioni, anche il Tar gli nega il permesso di soggiorno

L'uomo aveva presentato ricorso: "La Questura non ha tenuto conto della buona condotta in carcere"

Violenza sessuale, tentata rapina, lesioni personali, guida in stato di ebbrezza e rifiuto di sottoporsi all’alcoltest. Per i funzionari della Questura sono reati ostativi al rilascio del permesso di soggiorno, ma lo straniero non ci sta e porta il caso davanti al Tribunale amministrativo regionale per violazione dei principi del giusto procedimento, eccesso di potere travisamento dei fatti e difetto di istruttoria.

Il ricorrente ha chiesto l’annullamento della decisione della Questura di Terni con la quale è stata rigettata l’istanza di emersione di lavoro irregolare. Diniego motivato sulla base della revoca del precedente permesso di soggiorno disposta “per ritenuta pericolosità sociale dell’interessato e della condanna da quest’ultimo riportata ad anni quattro di reclusione per effetto della sentenza della Corte d’Appello di Perugia del -OMISSIS- per violenza sessuale (art. 609 c.p.), lesioni personali (artt. 582 e 585 c.p.) e tentata rapina (artt. 56 e 628, co. 1 e 3-bis, c.p.)”, oltre che del decreto penale di condanna per guida in stato di ebbrezza e per rifiuto dell’accertamento dello stato di ebbrezza.

Secondo il ricorrente la Questura non aveva tenuto conto del “provvedimento del Magistrato di Sorveglianza di Spoleto del -OMISSIS- che, oltre a dichiarare estinta la pena per buon esito della misura alternativa alla detenzione, ha disposto, in considerazione della buona condotta del condannato, la non applicazione nei suoi confronti della misura di sicurezza dell’espulsione dal territorio dello Stato”.

Per i giudici amministrativi il ricorso è infondato in quanto i reati che hanno portato alla condanna dell’uomo sono tra quelli ostativi al rilascio di permesso di soggiorno e di emersione dal lavoro nero. E la buona condotta sottolineata dal Magistrato di Sorveglianza di Spoleto non è “ininfluente rispetto al meccanismo automaticamente ostativo” e la Questura non deve “valutare la pericolosità dell’interessato né di fare riferimento ad atti che, ad altri fini, abbiano compiuto tale valutazione”.

Ne consegue il rigetto del ricorso e la conferma delle decisioni della Questura.

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