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Omicidio Castello, anche per il Pm Federico Bigotti non può essere processato

Federico Bigotti era incapace di intendere e di volere quando ha commesso il fatto. Questo quanto accertato da due differenti perizie psichiatriche

Non si è presentato in tribunale. Ha preferito rimanere in carcere ed attendere che i suoi legali, gli avvocati Francesco Areni e Vincenzo Bochicchio, gli comunicassero l'esito dell'udienza. Assente anche il padre di Federico Bigotti, il 22enne accusato di aver ucciso la madre a coltellate nella loro casa situata in un frazione di Città di Castello. Sembra comunque ormai inevitabile l'impossibilità di procedere nei suoi confronti dopo che anche il pm Carmen D'Onofrio ha presentato una perizia psichiatrica che attesta l'incapacità di intendere e di volere del ragazzo.

Il giovane, qualora il gup Carla Giangambone decidesse di sentenziare l'incapacità di intendere e di volere del ragazzo, potrebbe decidere per la sua scarcerazione. Ciò non sta a significare che Federico Bigotti tornerà in libertà, ma che potrebbe essere rinchiuso in un Rems, una struttura apposita dove il 22enne verrà sottoposto alle cure necessarie di cui ha bisogno, come sottolineato dagli stessi psichiatri che hanno presentato la perizia.

La perizia - Federico Bigotti era incapace di intendere e di volere quando ha commesso il fatto. Per gli psichiatri che hanno effettuato la perizia, il giovane quel maledetto 28 dicembre avrebbe ucciso la madre Anna Maria Cenciarini nella loro abitazione senza essere in sé. A questo punto per il 20enne si apre un nuovo scenario processuale: ai sensi dell'articolo 85 c.p.c. potrebbe infatti non essere processato, proprio perché qualora venga ravvisata una incapacità del soggetto non lo si può ritenere responsabili del delitto. Il ragazzo, difeso da Vincenzo Bochicchio e Francesco Areni, dopo mesi di silenzio aveva deciso di iniziare a collaborare porprio con i due psichiatri che lo hanno seguito in questi giorni emettendo la perizia opo due mesi.

Sin dopo i primi giorni del delitto si era reso necessario per lui il trasferimento in un carcere specializzato. Federico Bigotti, sin dai primi giorni di reclusione a Capanne, non sarebbe infatti stato in grado di rapportarsi con le persone che lo circondavano, perché forse in stato di shock.

La versione del giovane - Secondo la versione fornita da Federico Bigotti ai carabinieri e ai familiari accorsi in casa, dove era solo con la madre, la donna si sarebbe colpita da sola con un coltello mentre era in cucina. La versione del ragazzo, però, non venne sin da subito ritenuta credibile dagli inquirenti, secondo i quali Anna Maria Cenciarini venne stata uccisa dal figlio al termine di una lite, colpita da una decina di coltellate. E come accertato dall’autopsia sul corpo della donna, alcune di queste sarebbero state sferrate al collo mentre il giovane si trovava alle sue spalle.


 

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