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Cronaca

Orfana e inabile al lavoro chiede la reversibilità della pensione della madre: negata perché non vivevano insieme

Secondo i giudici della Corte dei conti la donna riceva già un assegno mensile per la sua invalidità e non c'è prova che la madre la sostentasse

La figlia orfana, disabile e inabile al lavoro, chiede la reversibilità della pensione della madre deceduta, ma non è possibile perché non vivevano insieme.

La Corte dei conti dell’Umbria, nella funzione di giudice delle pensioni, ha rigettato il ricorso di una donna, difesa dagli avvocati Francesco Elia e Salvatore Adorisio, con il quale chiedeva “la declaratoria del diritto al trattamento ai superstiti” e la condanna dell’Inps al pagamento della pensione e degli arretrati in quanto “totalmente inabile al lavoro per gravissimi problemi mentali e schizofrenia, indice evidente di vivenza a carico”.

I giudici contabili hanno rigettato il ricorso in quanto la ricorrente non assolveva a tutti i requisiti richiesti: in primo luogo viveva in un domicilio diverso da quello della madre, a dimostrazione che non dipendeva dalla donna economicamente e per i bisogni quotidiani, in secondo luogo per il fatto di ricevere ogni mese un assegno di invalidità e inabilità che le permette di mantenersi da sola.

Ne consegue il rigetto del ricorso e la condanna al pagamento delle spese processuali.

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