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Pensione sociale troppo alta, l'Inps chiede ad un'anziana la restituzione di 6.500 euro

Ricorso in autotutela: mai cambiata la situazione economica e richiesta ormai prescritta. L'ente previdenziale ammette l'errore

Una raccomandata, all’improvviso, getta nel panico una pensionata al minimo dell’assegno sociale: l’Inps si è accorta di un errore e chiede indietro quasi 6.500 euro per prestazioni non dovute.

La missiva dell’ente previdenziale mette nero su bianco un ricalcolo effettuato sulla domanda presentata dalle signora e dal controllo delle proprietà e di ulteriori redditi. Al termine del controllo, per l’Inps, la donna ha usufruito di un assegno più alto di quanto le spetterebbe.

Nella lettera, però, non è specificato a quanto ammonti l’errore (solo il totale di 6.500 euro) né come sia stato generato.

Alla signora non resta che rivolgersi ad un legale, in questo caso all’avvocato Diego Florio, e presentare un ricorso in autotutela (obbligatorio prima di qualsiasi azione) e presentare le controdeduzioni: dalla richiesta di pensione sociale non è cambiato nulla a livello patrimoniale, dalla missiva non si capisce dove sia l’errore e, infine, la richiesta è tardiva, in quanto la prescrizione interviene dopo un anno; mentre la lettere dell’Inps è posteriore di cinque anni ai fatti contestati.

Così i funzionari Inps si sono rimessi al lavoro sui documenti e sono giunti ad una conclusione: ritirare la richiesta perché non si capiva il motivo della pretesa.

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