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Non restituisce telefono e telecamere di sicurezza del tribunale, nei guai vigilante

Decreto di perquisizione e sequestro per una dipendente della ditta che aveva l'appalto del portierato del Tribunale di Spoleto

Addetta al servizio di portierato e guardiania del Tribunale di Spoleto non restituisce il cellulare di servizio e le telecamere di sicurezza e finisce indagata per peculato.

La ex dipendente di una cooperativa che aveva in gestione i servizi di portierato e controllo del Tribunale di Spoleto era stata oggetto di un decreto di sequestro di un telefono cellulare e di apparecchiature elettroniche di sorveglianza che le erano state affidate “per l'espletamento dell'incarico di custode del palazzo di giustizia di Spoleto”, ma che non erano stati restituiti “dopo la cessazione di quell'incarico”.

Contro questo sequestro la donna ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la “mancanza degli elementi costitutivi di un peculato per appropriazione, non essendo stato mai comunicata alla prevenuta la cessazione dell'incarico di custode del Tribunale di Spoleto, ma solo un ordine di sgombero dell'immobile sito all'interno di quel palazzo di giustizia, a lei affidato quale alloggio di servizio”. Cioè avrebbe ricevuto lo sfratto, ma non la comunicazione del licenziamento.

Secondo i giudici di cassazione è lampante che la donna abbia “indebitamente trattenuto il cellulare e l'apparecchiatura elettronica di sorveglianza che le erano stati affidati, quale dipendente di una società cooperativa che aveva in passato ricevuto l'aggiudicazione del servizio di guardiania del palazzo di giustizia di Spoleto, benché ella fosse stata informata dalla dall'amministrazione di quella società che erano cessati gli effetti di quel contratto di appalto e che perciò avrebbe dovuto sgomberare e restituire l'immobile che le era stato affidato quale alloggio di servizio”.

Riconsegna mai effettuata “nonostante quattro mesi prima personale della polizia giudiziaria l'avesse inutilmente sollecitata a restituire le apparecchiature del servizio di vigilanza che pure le erano state consegnate sulla base di una nota del Procuratore generale presso la Corte di appello di Perugia che aveva disposto la immediata restituzione di tali oggetti in ragione dell'intervenuta dal ruolo di custode del palazzo di giustizia di Spoleto”.

Da qui il rigetto del ricorso “la condanna della ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di 3mila in favore della Cassa delle ammende”.

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