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Si celebra oggi (il 7 era giorno feriale) la ricorrenza di Ercolano Vescovo e martire: tutte le curiosità

Si celebra oggi (il 7 era giorno feriale) la ricorrenza di Ercolano Vescovo e martire, il santo certamente più rappresentativo della “civitas perusina”. Ma perché si festeggia il “defensor civitatis” con doppia data: il 1° marzo e il 7 novembre? La prima ricorrenza è più cruenta, dato che coincide con la sassaiola in via Campo Battaglia. In questo caso, si ricorda il santo guerriero. Figura che verrebbe evocata anche dal nome che si richiama alla forza della figura del semidio Hercules. La seconda è soprattutto legata all’università, nel cui simbolo Ercolano compare a fianco del Grifo. Si dice, infatti, Ercolano “dell’Università”.

La ragione della doppia data va ricondotta a un equivoco tra due personaggi diversi. Di Ercolano si ricorda l’epica resistenza all’assedio di Totila e dei Goti, con l’aneddotica del vitello sazio di grano lanciato dagli spalti e del “chierico traditore” che svelò l’inganno (rappresentato anche fra i personaggi della Fontana Maggiore). Il suo martirio sarebbe avvenuto il 7 novembre che è dunque il “dies natalis”, ossia il giorno della morte, che coincide con quello dell’elevazione alla vita eterna in paradiso.

Ma la figura di Ercolano vescovo fu anche confusa con quella di un omonimo, la cui festa cadeva il 1° marzo. Da qui la doppia ricorrenza. Nel 1940, l’arcivescovo monsignor Rosa rimise ordine tra le date, stabilendo che il 7 novembre è la festa di S. Ercolano, vescovo e martire, mentre il 1° marzo si ricorda la prima traslazione delle sue  reliquie, avvenuta nel 723.

E ricordiamo perché la chiesa sorta sul luogo del martirio di Ercolano (decollato, scuoiato e gettato dalla parte più alta del muro di via Marzia) è detta “del Comune”. Perché è luogo sacro alla città, ma anche il più laico dei luoghi di culto. Sembra una contraddizione, ma è proprio così. Infatti – e non è elemento da trascurare – il Tempio di Ercolano non appartiene alla curia, ma al Sodalizio di San Martino.

Per tanti decenni, fu don Elio Bromuri (foto esclusiva) il Rettore del Sacro Tempio, oggi nelle mani di don Francesco Benussi. Una “successione” propiziata e tenacemente voluta dal nostro indimenticabile don Elio. Il grande teologo e scrittore aveva abitato, coi suoi genitori, nell’appartamento soprastante. Fu lui a volere che vi si insediasse don Francesco.
 

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