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Immagine d'archivio

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L'affare d'oro dei passaporti falsi made in Umbria, interrogata la "banda"

Interrogatori di garanzia a carico dei due indagati, gestori di un'agenzia di viaggi nel folignate, arrestati lo scorso venerdì insieme a un cittadino albanese. Ora chiedono il ritorno in libertà

L'accusa, per il titolare di un'agenzia di viaggi nel folignate, per il suo socio e per un loro cliente albanese, è quella di associazione finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Secondo le indagini avrebbero favorito l'ingresso negli Stati Uniti di decine di albanesi, falsificando i passaporti. Tutto questo dietro un corrispettivo di 20mila dollari a "documento". 

Dopo le misure cautelari emesse dal gip Lidia Brutti la scorsa settimana, questa mattina i due folignati sono stati sentiti dal giudice in sede di interrogatorio di garanzia mentre il terzo indagato, accusato anche di ricettazione e raggiunto da una misura custodiale in carcere, è stato ascoltato sabato 2 febbraio alla presenza del suo legale, l'avvocato David Zaganelli. Nel corso dell'interrogatorio l'indagato aveva risposto a tutte le domande che gli sono state poste e - spiega il difensore - "ha collaborato, ammettendo le proprie responsabilità. Ora siamo in attesa della decisione del gip in riferimento alla richiesta di scarcerazione o, in subordine, di un alleggerimento della misura". 

Anche il titolare dell'agenzia raggiunto dalla misura cautelare degli arresti domiciliari, ha fornito la sua versione dei fatti dinanzi al giudice. “Il titolare dell’agenzia coinvolta nelle indagini si è reso disponibile a rendere l’interrogatorio di garanzia  rispondendo puntualmente alle domande che gli sono state rivolte dal Gip” –spiegano gli avvocati difensori Giovanni Maccabei e Giovanni Picuti. “Nondimeno ha respinto fermamente gli addebiti minimizzando il suo apporto partecipativo al sodalizio ipotizzato dall’Accusa, di cui non ha mai sospettato l’esistenza”.   

Interrogato anche il socio dell'agenzia, anche lui ristretto ai domiciliari. Spiega l'avvocato Stefano Bordoni, codifensore insieme al collega Alessandro Stefanetti  "Il nostro assistito, oltre ad aver risposto a tutte le domande, ha chiarito la propria posizione, dichiarandosi estraneo all'ipotesi associativa".  Intanto le difese hanno chiesto l'annullamento della misura. 

Secondo quanto ricostruito dall’operazione, l'albanese sarebbe stato colui che forniva i passaporti (alcuni rubati, altri direttamente clonati in Albania) e con la complicità dei due gestori dell'agenzia, avrebbero permesso ai cittadini albanesi, desiderosi di poter ottenere un visto, il recupero di un passaporto falso per eludere la frontiera e raggiungere gli Stati Uniti. Questo,  dietro un pagamento di 20mila dollari, dove l'ultima trance sarebbe stata saldata una volta arrivati in America. Qui, dopo aver ottenuto il visto tramite i passaporti falsi, continuavano la loro permanenza nel territorio da clandestini. 

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