Sesso, suicidi e ricatti in parrocchia: rito abbreviato per chi ricattò don Franco

Una vicenda che ha ancora tanti, troppi, lati oscuri. Da una parte quelle foto che in realtà sembrano essere del tutto inesistenti, dall'altra il furto di una collina compiuto con l'aiuto di altre persone

Nessuno si aspettava un epilogo del genere. Don Franco Bucarini, parroco di Capocavallo, si tolse la vita in un giorno di settembre, dopo che il suo nome apparse sui giornali. Le accuse pesanti e una reputazione, ormai, infangata dalle dichiarazioni di quello che si tramutò poi in una sorta di estorsore, lo portarono all'estremo gesto.

A finire in aula oggi, 28 aprile, due dei protagonisti di questa triste vicenda: un uomo di 30 anni, italiano, accusato di furto e un romeno, nato nel 1986 e da molto tempo, con la sua famiglia, domiciliato a Perugia. L'udienza di oggi si è però conclusa con un mero rinvio al 20 maggio e con la richiesta di essere giudicati con il rito abbreviato. Il terzo coinvolto nella vicenda verrà, invece, giudicato con il rito ordinario.

I fatti - Una storia che ha ancora tanti, troppi, lati oscuri. Da una parte quelle foto che in realtà sembrano essere del tutto inesistenti, dall’altra il furto di una collina compiuto con l’aiuto di altre persone, precisamente tre, e che secondo il pubblico ministero Giuseppe Petrazzini, titolari delle indagini, sarebbero strettamente legate al giovane romeno che si trova ancora rinchiuso in Carcere. 

Le foto - Non è ancora chiaro se quelle foto con cui il giovane ricattò il parroco siano realmente esistite o se in realtà l’immagine ritraeva i due in un semplice abbraccio amichevole. Ciò che sembra essere certo è che il giovane rubò quella collina grazie all'aiuto di due complici.

Le telefonate - A rafforzare la tesi della Procura di Perugia le telefonate che l’imputato pare abbia ricevuto dagli altri tre indagati. “Quando vendi la collanina voglio la mia parte”, è questo quello che sarebbe emerso dalle intercettazioni telefoniche che hanno per protagonista il giovane 22enne e uno dei complici finiti in mezzo alla vicenda. Un particolare non di poca importanze se si analizza la rete di rapporti che il romeno aveva intessuto in questi anni.

La posizione dell'imputato - Il 22enne si trova ancora in carcere, perché ritenuto, infatti, un soggetto socialmente pericoloso, a causa delle sue relazioni con persone dedite alla microcriminalità. Non è la prima volta che il giovane viene scoperto a rubare monili d’oro. Precedenti penali che si vanno quindi a sommare alle accuse che lo vedono implicato in un caso complicato e con due differenti capi d’accusa.

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