EDITORIALE Il virus ha spazzato via il "possesso" di ospedale del territorio: tutti al servizio di tutti, per evitare il disastro

O l'Umbria capisce che oggi più che mai è il tempo dell'unità dei cittadini o si cade negli egoismi campanilistici e quindi nel baratro. Poi a fine emergenza una riforma seria di potenziamento delle strutture

"Unità e collaborazione": le due parole che la Presidente Donatella Tesei ha chiesto agli umbri nel momento più difficile della storia recente dell'Umbria ai tempi della seconda ondata Coronavirus. Unità e collaborazione in particolare con i sindaci, anche loro gravati da pressioni e drammi quotidiani, per portare avanti una strategia, mutabile giorno dopo giorno, per arginare la pandemia e garantire i servizi medici tradizionali. Ma questo non basta: non si deve morire di Covid, ma neanche di fame. Lo sguardo è al distrutto settore economico regionale: solo il commercio e il turismo rischiano di perdere rispetto al passato anno il 40-50 per cento del fatturato. Unità e collaborazione anche all'interno di una maggioranza, nuova al Governo, che potrebbe subire la tensione e andare in ordine sparso, magari per mera sopravvivenza politica. L'orticello di fronte alla panemia è l'oasi più vergognosa e più ingannevole.

Palazzo Donini, in piena emergenza, ma anche molti umbri, non hanno gradito le mosse del sindaco di Spoleto - tra l'altro appoggiato da liste di centrodestra che, da settimane però minacciano di uscire dalla maggioranza - De Augustinis che, nonostante le parole infisse sull'ordinanza regionale e i discorsi ufficiali ("ci metto la faccia") della Presidente Tesei sul presente e futuro del nosocomio spoletino, ha presentato un ricorso al Tar per bloccare la trasformazione in Ospedale Covid per la mancata collaborazione e dialogo sulla riorganizzazione decisa dalla task-force regionale. Tutto questo quando in Umbria i morti aumentano, i ricoverati sono intorno a 300 e si stanno aprendo in strutture private Covid Hotel. Al momento il Tar ha respinto la sospensione cautelativo del provvedimento proposto dal sindaco. Ma a novembre ci sarà una udienza nel merito del ricorso.

A Spoleto resteranno anche servizi essenziali e fondamentali per la medicina extra-covid, resterà anche un presidio di prima emergenza (per codici fino al giallo) ma è ovvio, dato il clima di guerra che stiamo vivendo, che fino all'emergenza il nosocomio non sarà più come era in passato. Che si dovrà andare a partorire in altri nosocomi (come Foligno), Che il rischio di ritardi su prestazioni e ambulatori è reale. Ma questo vale anche per Perugia, Terni, Città di Castello, Pantalla... anche loro in prima linea sia sul Covid che per le altre drammatiche quotidiane emergenze. La Presidente Tesei è stata chiara: "se la situazione precipita, anche altri ospedali schierati per la lotta al covid". Nessuno è contento di questa situazione. Nessuno si sente completamente a suo agio. Ma non c'è alternativa. All'insegna dell'unità e della collaborazione, a differenza di certi atteggiamenti campanilistici, va detto chiaramente sono state le azioni dei consiglieri comunali di Spoleto che hanno espresso perplessità, hanno chiesto garanzie sui servizi extra-covid e ora hanno accettato, data l'emergenza, di valutare la strategia regionale giorno dopo giorno.  E in più hanno ottenuto una proposta di potenziamento dei reparti dell'Ospedale una volta ritornati alla normalità. Saranno loro onesti e leali sorveglianti di questa riorganizzazione.

Lo stesso vale per i sindaci della Media Valle del Tevere costretti a subire un ospedale Covid anche per la seconda ondata: hanno portato una lettera alla Regione in nome dei cittadini preoccupati per ambulatori, visite e pronto soccorso ai tempi della lotta al virus. Attendono una risposta ufficiale e dettagliata. In caso contrario sono pronti a mettere in campo tutto il loro peso per difendere cittadini e ospedale. Non sono ricorsi al Tar preventivamente mentre infuria la bufera. Hanno chiesto prima spiegazioni ufficiali, hanno chiesto chiarezza, poi valuteranno e decideranno come comportarsi. D'altronde in tutto il mondo la situazione è esplosiva a livello nazionale. Da qui unità e collaborazione per uscirne quanto prima da questo inferno. E poi rafforzare, come detto ufficialmente dalla Tesei, i nosocomi di casa nostra che nel corso degli ultimi 30 anni sono stati dimezzati. Questo non va dimenticato.  

Il sistema sanitario regionale, dopo la riforma, è concepito come un organismo che collabora, che dialoga e che copre le esigenze dei territori. Sistema integrato. Ecco perchè alcuni nosocomi garantiranno servizi di grande eccellenza e di routine. Altri saranno più incentrati sul virus. Non c'è altra soluzione. Finchè non arriveranno i 50 posti di terapia intensiva promessi a giugno da Arcuri (Governo) ma ancora in fase di gara (santa burocrazia!). E finchè a fine novembre non sarà a disposizione anche l'ospedale da campo (30 posti) finanziato dal Governo e da Banca d'Italia che, anche in questo caso, colpe regionali, si era convinti addirittura di allestire e provare a fine giugno. Ma siamo già a fine ottobre. Unità e collaborazione per cercare - ed è questo il punto dolente - di garantire le cure oncologiche, screening, dialisi, operazioni chirurgiche e altro ancora. 

Ogni giorno ci sono più morti per tumore che di Covid. Questa è la grave piaga che riguarda tutti. Il virus invece è il male che poco uccide ma ha la capacità di mandare in tilt i centri di cura per tutte le altre patologie. O L'Umbria capisce che oggi più che mai è il tempo dell'unità dei cittadini - l'opposizione fa bene a pungulare e denunciare quello che non va, anche questo serve e molto - o si cade negli egoismi campanilistici e quindi nel baratro. Gli amministratori e anche tutti noi dobbiamo capire che ad oggi non esistono ospedali dei territori ma esistono ospedali per tutta l'Umbria e per gli umbri.

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