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E paga sempre il paziente. Insomma, non si può obbligare nessuno ad effettuare un tampone a pagamento

Quella delibera ci impone di imporre… e paga sempre il paziente. Insomma: non si può obbligare nessuno ad effettuare un tampone a pagamento. Ma la soluzione è semplice e a portata di mano: mettere il tampone molecolare in convenzione anche nei punti prelievo. Si leva alta la protesta dei punti di prelievo debitamente autorizzati per esami legati all’emergenza covid. Dicono: “Siamo disponibili a collaborare, ma siamo impotenti di fronte a richieste alle quali non possiamo ottemperare: per mancanza di strumenti. Il cliente potrebbe risponderci picche. A buon diritto”. Questa, per sommi capi, la critica alla Deliberazione della giunta regionale n. 1139, seduta del 25/11/2020, avente per oggetto “Test per la ricerca di SARS-CoV-2 presso i luoghi di lavoro e le strutture private: aggiornamento”.

Ma cosa decide la delibera in parola? “Di disporre che, fino a quando il Ministero della Salute non indicherà ufficialmente che il “caso confermato” può essere definito tale anche sulla base del solo test antigenico rapido positivo, ogni test antigenico positivo effettuato per identificare un caso dovrà essere confermato con test molecolare”. Ossia: trovato il positivo, occorre andare avanti a tamponare. La delibera stabilisce che “in caso di positività al test antigene/sierologico, la conferma diagnostica attraverso test molecolare dovrà essere effettuata da un laboratorio privato dell’elenco regionale dei laboratori autorizzati ai sensi della DGR n. 571/2020”. E fin qui d’accordo.

Al punto 4, la precisazione che: “In caso di positività del test antigene/sierologico rapido, il prelievo del tampone per il test molecolare dovrà essere eseguito durante la stessa seduta di prelievo” Trasmettere i risultati, ovvio. Al punto 6 si stabilisce che “il Laboratorio/Punto prelievo/ Medico Competente dovranno trasmettere i risultati del test antigene/sierologico al sistema di biosorveglianza regionale con le modalità di cui all’allegato 1”

Sì, ma chi paga? Ed ecco, declinato al punto 7, che “il costo del test antigene/sierologico e del test molecolare di conferma in caso di positività degli stessi, è a carico del soggetto richiedente”.

Insomma, la trafila è questa. Il privato va a farsi il test rapido presso un punto accreditato, a pagamento. Posto che venga trovato positivo, occorre procedere col tampone molecolare. Che si fa seduta stante, con addebito di costi a carico del paziente. “Ma – questa l’obiezione – se il soggetto non è disponibile a sottoporsi al tampone molecolare, che facciamo: lo costringiamo?”. Insomma, dicono i contestatori: “La Regione ci lascia col cerino acceso. Scomode gatte da pelare e patate bollenti fra le mani. Oltre alle figuracce col cliente”. Insomma, si può costringere l’utente a sottoporsi a un tampone a pagamento?, dicono i laboratori accreditati. Mettiamolo in convenzione!

Posto che si tratti di una persona senza disponibilità economiche, o che non intenda sottoporsi con le buone, come glielo impongo? Altra cosa sarebbe se il costo del test fosse coperto dalla Asl. In quel caso, nulla osta a procedere  nei termini e nelle modalità indicate dalla delibera 1139. Questo dicono i titolari delle strutture private interessate dalle determinazioni della Regione.

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