Ospita un amico in casa e si ritrova in un incubo: sequestrata, picchiata e minacciata di morte

Una volta che la donna è riuscita a liberarsi dall'uomo ha dovuto subire appostamenti e duemila telefonate minatorie in sei mesi. Adesso per lui è stato chiesto il processo

Ospita un connazionale per una notte a casa sua e la vita diventa un incubo: sequestrata in casa propria senza poter uscire, calci e pugni, minacce di morte e poi mesi di stalking con appostamenti e telefonate (2.000 in sei mesi).

Le disavventure della donna iniziano quando appunto decide di ospitare in casa sua, per una notte, un albanese di 44 anni suo connazionale. L’uomo è, infatti, finito sotto processo con l’accusa di sequestro di persona perché “privava della libertà personale … impedendole per tutta la notte di uscire dall’appartamento in via … dove la donna lo aveva ospitato. In particolare, avendola rincorsa e picchiata dopo una lite nata perché la donna voleva che lasciasse l’appartamento, la costringeva a rientrarvi e a non allontanarsi, riuscendo la donna poi, a fuggire nella mattinata successiva, approfittando del fatto che l’uomo si fosse addormentato”.

L’uomo, difeso dall’avvocato Antonio Aiello, è accusato anche di lesioni perché “colpendo ripetutamente … con pugni, calci al volto e schiaffi, le procurava fratture costali multiple con versamento pleurico consensuale”, lesioni giudicate guaribili in 40 giorni.

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Alla collezione di accuse va aggiunta anche quella di minacce aggravate perché dopo l’aggressione “non avendo … fatto per paura più rientro a casa, minacciandola per telefono di morte, proferendo, in più occasioni, al suo indirizzo le parole ‘ti faccio a pezzi, ti ammazzo’ e, comunque, contattandola sulla sua utenza telefonica innumerevoli volte (risultando circa duemila telefonate da novembre 2016 ad aprile 2017), molestava la donna in modo tale da cagionarle un perdurante stato d’ansia e di paura, ingenerando nella stessa il fondato timore per la incolumità propria e costringendola a modificare le proprie abitudini di vita”.

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