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Ospedale di Perugia eccellenza internazionale: dall'Iraq per curare un nodulo alla tiroide

Dopo l'Australia e il Brasile, questa volta una paziente è arrivata all'Iraq, città di Bassora per la precisione. Lì vive e lavora la signora N. M., ingegnere meccanico di 30 anni, che si occupa della manutenzione di pozzi di petrolio

I migranti della salute: arrivano a Perugia, si curano, ripartono. È già successo in passato, spiega l'ufficio stampa dell'Azienda Ospedaliera, e succederà ancora: il prestigio del Centro della tiroide del Santa Maria della Misericordia é elevato ed i pazienti, grazie alle ricerche su internet continuano ad arrivare a Perugia da nazioni molto lontane. Dopo l'Australia e il Brasile, questa volta una paziente è arrivata all'Iraq, città di Bassora per la precisione. Lì vive e lavora la signora N. M. , ingegnere meccanico  di 30 anni, che si occupa della manutenzione di  pozzi di petrolio.

Dopo avere scoperto un nodulo alla tiroide di 4 cm per evitare il tradizionale intervento di asportazione della ghiandola ha optato per soluzioni alternative di microchirurgia non invasiva. Ha raccontato di aver consultato il sito web dell'Azienda Ospedaliera di Perugia, da dove ha acquisito le informazioni che l'hanno convinta a venire a Perugia , dove il centro della tiroide è all'avanguardia nella distruzione dei noduli tiroidei mediante la metodica di termoablazione con laser. La metodica, come è bene ribadire, offre diversi vantaggi: non lascia cicatrici (inserimento di aghi sottili), non richiede l'anestesia e lascia intatta la funzione tiroidea. Il primo contatto con il responsabile del Centro, il professor Pierpaolo De Feo, qualche mese fa. Ieri l'ingegner si è sottoposta al trattamento in regime di day surgery (costo dell'intera prestazione 1680 euro, con pagamento effettuato già nelle scorse settimane).   

Eccellente il risultato ottenuto e non solo sotto il profilo estetico, che premiano la donna che ha dovuto superare una lunga serie di problemi di natura burocratica, non ultimo il visto per lei ed il fratello, anche lui ingegnere civile, che l'ha accompagnata. Il primo contatto era avvenuto via mail con il professor De Feo , al quale aveva inviato una copiosa documentazione. Essendo risultata idonea al trattamento, ha chiesto il visto per l'Italia per lei ed il fratello . I due giovani professionisti sono arrivati a Perugia domenica ed hanno raccontato ai sanitari di aver visitato  alcuni monumenti del centro storico di Perugia e  soggiornato in un hotel cittadino di 4 stelle, ben recensito su internet.
"Assieme ai miei collaboratori, i dottori. Giovanni Gambelunghe ed Elisa Stefanetti e all'infermiera Daniela Baracchi - dichiara il professor De Feo  all'ufficio stampa dell'Azienda Ospedaliera - abbiamo proceduto all'intervento, nel rispetto della tradizione e cultura della paziente ,scoprendo solo la zona del collo sovrastante la tiroide e seguendo l'efficacia della procedura mediante l'ecografo. L'intervento ha così consentito di distruggere circa l'80% del nodulo, lasciando un margine periferico di sicurezza  anche per evitare che il calore danneggiasse le strutture circostanti. La paziente non avuto alcun fastidio e questa mattina è stata dimessa in totale sicurezza, Dovrà seguire una terapia e fra 6 mesi sarà effettuato un controllo".
Il Centro della tiroide di Perugia è sempre più di attrazione internazionale. Ma non è finita qui : il giro dei pazienti stranieri si allarga a macchia d'olio:  si sono già prenotati- arrivo previsto per settembre - due cittadini provenienti da due diverse Regioni degli Stati Uniti d'America. Ovviamente l'attività del Centro è elevata, in un anno vengono eseguiti oltre 100 interventi di termoablazione con il laser ed oltre il 50% dei pazienti vengono da fuori regione.

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