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Venerdì, 7 Ottobre 2022
Cronaca

Il nuovo Pastore della Fede di Perugia. L'arcivescovo Maffeis si presenta: "Pazienza, speranza e responsabilità verso i fratelli: è questo il cammino"

"Aiutatemi a conoscervi di persona, sapendo che è la condizione per un’autentica fraternità e per la condivisione di un cammino ecclesiale"

Prima con i giovani fedeli, poi nei luoghi della carità dove ogni giorno si preparano cibi e si fa la spesa senza pagare per i prodotti base per alimentazione e via quotidiana. Infine l'arrivo in centro con l'incontro con le istituzione umbre: il sindaco Romizi, la Presidente Tesei e il Rettore Oliviero. Tanti perugini e tanti fedeli hanno accolto il giorno dell'ordinazione l'arcivescovo Ivan Maffeis. In duomo anche il simbolico cambio della guardia con l'amatissimo cardinale Bassetti da pochi mesi andato in pensione. Ecco l'omelia di presentazione del Pastore Maffeis. Buona Lettura.

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di Ivan Maffeis, arcivescovo di Perugia

Rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia” (1Tm 1,12).
Sento profondamente mie le parole di San Paolo, risuonate poco fa. Oggi si compie in me una manifestazione gratuita e inattesa della misericordia di Dio, che passa anche attraverso il volto di tante persone incontrate nel corso della vita.

Riconoscerlo apre il cuore alla gratitudine e alla riconoscenza.

1. Sono cresciuto all’interno di una famiglia numerosa: non smetterò mai di ringraziare il Signore per il dono dei miei fratelli Sergio e Cristian e delle mie sorelle Nadia, Lara ed Elena, dei loro coniugi, dei nipoti, dei parenti. Papà Santo e mamma Licia ci hanno trasmesso la fiducia nella Provvidenza e in quell’esperienza ecclesiale che ha preso corpo in parrocchia. Con pazienza e fedeltà ci hanno insegnato l’attesa e lo stupore, la speranza nelle difficoltà, il valore di uno zaino leggero e della responsabilità nei confronti delle persone che la vita lega alla tua corda. I nostri genitori ci hanno voluto bene. Oggi li sentiamo vicini e partecipi, insieme a nostro fratello Marco, nella comunione dei santi.

2. Porto nel cuore il mio paese natale, Pinzolo: fra le sue case mi sono sempre sentito riconosciuto, accolto e accompagnato. Nelle persone del parroco, don Flavio Giradini, di mons. Giulio Viviani e del sindaco, Michele Cereghini – qui presenti con una folta rappresentanza – vorrei raggiungere l’intera Comunità della Val Rendena con un abbraccio forte come le nostre montagne!

3. E così vorrei fare con le persone delle parrocchie di Mori, di Ravina e Romagnano, di Sant’Antonio di Mavignola, di Noriglio, Terragnolo, Trambileno, Vanza, di San Marco e della Sacra Famiglia a Rovereto. Con la gratitudine chiedo perdono per non essere riuscito in mezzo a voi a far di più e, soprattutto, a fare meglio.

4. Un pensiero riconoscente lo devo alla Comunità trentina: ringrazio, in particolare, il Presidente della Provincia Autonoma, Maurizio Fugatti, il sindaco di Rovereto, Francesco Valduga, e tutte le Autorità istituzionali della mia terra, le persone amiche, comprese quelle che partecipano a distanza a questa nostra celebrazione, e il sindaco di Rovereto Francesco Valduga.

5. La mia profonda gratitudine va all’intera Chiesa di Trento, qui rappresentata da amici fraterni: dai Vescovi Lauro e Luigi, da presbiteri, religiosi, religiose e laici. Non esito a dire che nel tempo è divenuta la mia famiglia. Ne è stata parte integrante la Comunità del Seminario, con formatori e docenti liberi, appassionati e generosi. Su tutti, ricordo la figura di mons. Piergiorgio Piechele per la sua umanità e profondità, e quella di mons. Lorenzo Zani per l’amore alla Parola a cui ancor oggi ci educa.

Forte di queste radici, custodirò come memoria, compagnia e profezia il dono delle reliquie del Vescovo Vigilio e dei Martiri Sisinio, Martirio e Alessandro.

6. Il mondo della comunicazione, dall’Università Salesiana a quella del Laterano, mi ha fatto conoscere bellezze e fatiche che innervano i nostri territori e l’impegno di tanti nel raccontarle, con l’attenzione ad avvicinare alla comprensione degli eventi e alla costruzione del patrimonio culturale di una comunità. Grazie agli amici don Agostino Valentini e mons. Domenico Pompili e a tutti i professionisti e operatori della comunicazione con cui ho lavorato, da Vita Trentina ad Avvenire, da Radio InBlu a Tv2000, dal Sir alle testate diocesane e a quelle dei media laici.

7. In quella veste e, più ancora, come Sottosegretario ho avuto l’onore di servire la Conferenza Episcopale Italiana, guidata prima dal Card. Angelo Bagnasco e, quindi, dal Card. Gualtiero Bassetti. Ho lavorato alla scuola di tre Segretari Generali – tutti e tre oggi qui presenti! –: Mons. Mariano Crociata, Mons. Nunzio Galantino e Mons. Stefano Russo. A ciascuno di loro la mia riconoscenza, la stima e, anche in questo caso, le scuse per i miei limiti. Saluto il nuovo Segretario, l’amico mons. Giuseppe Baturi, e abbraccio dipendenti e direttori dei diversi Uffici della CEI – un ricordo particolare a mons. Roberto Malpelo e a don Antonio Ammirati – le Suore, che ci hanno accompagnato con la loro disponibilità e testimonianza, le tante persone che il lavoro mi ha dato la grazia di conoscere, alcune delle quali sono divenuti riferimento prezioso: fra tutti, mi permetto di nominare Beppe Tognon, Presidente della Fondazione Alcide Degasperi, e Rosario Aitala, giudice della Corte penale internazionale.

8. Al Card. Giuseppe Betori e al Card. Ennio Antonelli, come a ciascuno dei numerosi Vescovi presenti un grazie immenso per questo segno eloquente di fraternità e di comunione.

9. Ho citato il Card. Bassetti: a lui la gratitudine per la vicinanza paterna, di cui le parole dell’omelia non sono che l’ultimo segno. Grazie a Mons. Marco Salvi, per aver guidato la Diocesi di Perugia – Città della Pieve in questi mesi e per l’impegno con cui – con i collaboratori – ha curato al meglio il programma di questa giornata.

Grazie ai laici e alle laiche, ai religiosi e alle religiose, ai diaconi e ai presbiteri di questa Chiesa: aiutatemi a conoscervi personalmente, sapendo che è la condizione per un’autentica fraternità e per la condivisione di un cammino ecclesiale.

10. Infine e soprattutto, sono profondamente riconoscente al Santo Padre, Papa Francesco: per la tenerezza, l’affetto e la fiducia di cui negli anni mi ha sempre circondato; per questa nomina, con cui mi costituisce vostro pastore.
 

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