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Riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione, arriva la condanna definitiva per uno dei "capi"

Ragazze ingannate con promesse di lavoro allentanti e finite sui marciapiedi perugini: per un 47enne si aprono le porte del carcere a seguito della pronuncia della Cassazione

Sette anni e mezzo di carcere. Tanto deve scontare un 47enne albanese che fu arrestato dai carabinieri nell'ambito dell'operazione "Christmass II" contro un giro di sfruttamento della prostituzione, tratta e riduzione in schiavitù. Dopo la conferma della Cassazione dell'11 dicembre scorso, i carabinieri del Radiomobile della compagnia di Assisi lo hanno arrestato e condotto a Capanne in esecuzione dell'ordine di carcerazione emesso dalla procura generale presso la Corte d'appello di Perugia. 

La prima parte dell'indagine dei militari della Compagnia di Assisi scattò nel 2009, quando furono arrestate quattro persone, più altre due latitanti che grazie al mandato di arresto europeo e la collaborazione dell'Interpol, furono rintracciati ed arrestati nel dicembre 2010 in Romania e in Slovenia per poi essere estradati in Italia. Nel luglio del 2011 i carabinieri riuscirono ad arrestare i tre presunti capi dell'organizzazione (tra cui il 47enne albanese) che sfruttava le ragazze facendole venire in Italia con la promessa di un lavoro in un atelier di moda, per poi farle finire sui marciapiedi e sulle strade del sesso della città. Le ipotesi di accusa per tutti e tre erano di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù, violenza sessuale aggravata ed estorsione. Le due prostitute (liberate ed ospitate in una struttura du accoglienza con il progetto Free woman) dovevano infatti pagare almeno trenta euro al giorno di rimborso ai membri del sodalizio, ma anche sottoposte ad ogni tipo di sopruso fisico e mentale fatto di minacce e di violenze vere e proprie. 

 Il 27 marzo 2019, la Corte d’Assise d’Appello di Perugia ha confermato la sentenza del 2016, convalidando le condanne pesantissime per tutti i componenti della "banda"  con pene  dai 5 anni e sei mesi, agli 11 anni  e sei mesi di reclusione, riconoscendo anche, al Comune di Perugia, che si costituì da subito parte civile nel processo, il danno di immagine oltre a quello economico. L'11 dicembre scorso la Cassazione ha confermato la condanna defintiva per il 47enne.  

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