A ogni nazionalità il suo ruolo, smantellato mega giro di prostituzione gestito da albanesi, romeni e italiani

Ognuno aveva il proprio ruolo all'interno di un clan che aveva come protagonisti vari soggetti di nazionalità romena, albanese e italiana. In tutto settanta le ragazze identificate che venivano permettamente collocate in tutta la città

Pericoloso sodalizio criminoso smantellato dai Carabinieri della Compagnia di Assisi che, dopo un anno di indagini, iniziate nel marzo del 2013, hanno eseguito cinque provvedimenti restrittivi ed altre tre misure cautelari con obbligo di dimora nel comune di residenza per alcuni soggetti di nazionalità albanese, romena e italiana.

Un’attività criminale che si articolava in tre diversi livelli. Il primo di cui si occupavano i cittadini albanesi era lo sfruttamento della prostituzione di alcune ragazze di nazionalità romena. I malviventi si facevano consegnare cospicue somme di denaro, al termine delle serate di “lavoro”.

I “protettori” provvedevano a collocare le varie ragazzi, cercando loro i posti dove potessero adescare il maggior numero di clienti, operando così una perfetta suddivisione geometrica del territorio nell’ambito del quale esercitavano la propria sfera di influenza garantendo protezione in caso di intrusione ed o di molestie da parte dei frequentatori.

Base logistica ed operativa del “clan”, Perugia. Ma il regolare svolgimento delle indagini è stato possibile anche grazie all’attività di coordinamento tra la locale Procura e quella marchigiana che ha permesso infatti di risalire a coloro i quali erano delegati dai vertici del collocamento delle ragazze in quei luoghi di “lavoro”. Misure restrittive emesse quindi anche ad Ancona e Falconara Marittima

Altra nazionalità, altro compito. I soggetti di nazionalità romeni avevano come ruolo quello di accompagnare sul posto di “lavoro” e di controllare la presenza delle ragazze e lo svolgimento dell’attività di meretricio, alle quali impartivano direttive in caso di controlli operati dalle Forze di Polizia e di cui coordinavano l’attività. Le ragazze venivano fatte venire in Italia col miraggio di facili guadagni  e da subito costrette a prostituirsi su strada ed in appartamento.

La terza attività è invece riconducibile ai “tassisti”, i quali servendosi delle autovetture a loro in uso accompagnavano personalmente le prostitute  dalle rispettive abitazioni ai luoghi di adescamento, fornendo loro “generi di conforto” durante il periodo di stazionamento nelle piazzole e percependo il corrispettivo del servizio offerto maggiorata dal costo del viaggio.

Un lavoro lungo e che ha portato alla identificazione di oltre settanta ragazze e transessuali, e che ha permesso all’Autorità Giudiziaria di emettere dodici provvedimenti restrittivi della libertà personale di soggetti ritenuti coinvolti in tali attività delittuose. Pesantissime le accuse formulate nei loro confronti  dal G.I.P. del Tribunale di Perugia su richiesta della locale Procura della Repubblica.

Un’indagine, che prende il nome di "Taxi" iniziata appunto nel 2013 e che ha permesso di identificare tutti gli appartenenti al sodalizio del quale hanno ricostruito dinamiche e meccanismi: tutte le ragazze sono di origine rumena e molte di esse venivano fatte prostituire a Perugia durante l’inverno e spostate poi lungo il litorale adriatico nei mesi estivi. Per tutti pende l'accusa di associazione a delinquere finalizzata all'induzione al favoreggiamento ed allo sfruttamento della prostituzione. 

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