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Due anni di prove, di droga sequestrata e di intercettazioni: nella rete 27 protagonisti della vecchia Perugia città dello spaccio

E' arrivata alla fine, con tanto di richieste di custodia cautelare, una delle operazioni più importanti della Squadra Mobile in chiave anti-spaccio. Una indagine che è una fotografia anche di come era ridotta Perugia fino a poco tempo fa

L'operazione "Kill shop" - 27 indagati - della Squadra Mobile di Perugia è arrivata a compimento ed è stata definita dalla magistratura una delle operazioni più importanti degli ultimi 10 anni, su Perugia, per arginare la piaga dello spaccio, garantire espulsioni pesati di pusher nord-africani, mettere le mani sui fornitori nigeriani e arrestare anche i complici italiani - in molti casi tossicodipendenti che erano addetti al trasporto o all'assaggio della qualità della droga (una giovane perugina impiegata per verificare la purezza della merce). 

Merce (eroina e cocaina) che arrivava sia dal Belgio che dalla provincia di Caserta. Le piazze di spaccio perugine dove operavano i pusher erano: Monteluce, Cortonese,  via della Pescara, Elce, Piazza del Bacio e Fontivegge. 

"L'operazione riguarda un monitoraggio - ha spiegato il capo della Mobile, Marco Chiacchiera - costante iniziato dal 2014 fino a tutto il 2015. Gli agenti della Mobile hanno garantito una quantità di materiale, di prove e di droga sequestrata che ha portato la magistratura - il Gip Lidia Brutti - a prendere importanti provvedimenti di custodia cautelare. A Perugia i pusher non erano associati e non si facevano neanche la guerra anzi vigevano regole da mutuo soccorso sia in fatto di rifornimenti all'ingrosso che scambio di favori. I clienti? Tutti italiani e quasi tutti provenienti da fuori Perugia. Questa una è istantanea, una foto, di una fase dello spaccio a Perugia che aveva toccato livelli insostenibili portando in dote paura, degrado e una serie di morti per overdose". 

Oggi la situazione è cambiata: il mercato della droga di Perugia è in netto calo ed è localizzato in alcune piazze piuttosto che su tutta la città come nel passato recente. Inoltre sempre meno è la richiesta dell'eroina. Lo spaccio ovviamente c'è a Perugia ma non è paragonabile con gli anni passati come anche questa ultima inchiesta ha dimostrato. 

"Parliamoci chiaro - ha spiegato in conferenza stampa il Questore Messina - non ho trovato una Perugia Capitale della droga ma certamente non è neanche una sorta di Disneyland. La città perfetta non ci sarà mai. Ma si può e si deve continuare ad operare: togliendo spazi ai pusher, anticipando dove cercheranno di aprire nuove piazze dello spaccio quando si sentiranno meno sicuri in altre. Lo strumento dell'espulsione dal Paese è fondamentale in questa fase soprattutto per far tenere sempre bassa la testa ai clan della droga". 

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