Operazione anti-droga, i capi intercettati: "Se scopro qualcuno che ruba la droga, lo brucio vivo"

"L'asino" è partito "strisciando" per la "città del Papa" e quando arriva "deve partorire". Nelle intercettazioni il linguaggio dei narcotrafficanti per nascondere le loro mosse. Tutte le intercettazioni

L’asino, cioè il corriere, sarebbe atterrato nella “città del Papa”, cioè a Ciampino, una volta arrivato “sano” avrebbe “partorito” e ricevuto il compenso di 3.500 euro.

Parlano così tra di loro i componenti del gruppo criminale che per anni ha trafficato ingenti partite di droga dall’Africa (dove arrivava la merce dall’Oriente o dall’America del Sud) in Europa, in particolare in Italia e a Perugia.

Nel caso dell’intercettazione di cui sopra, si parla di uno corriere bravo, capace di “masticare anche 2.5” chilogrammi di droga confezionata in ovuli. Il “suo visto è pronto” così potrà uscire dal paese. All’altro capo del telefono uno dei sodali del gruppo criminale non si fida molto e chiede “di che tribù è questa persona?”. L’interlocutore risponde: “è burundese”. I dubbi non si placano, così l’altro risponde: “Però devi sapere che adesso, il modo migliore, è quello di mettere in una piccola valigia”. E replica l’altro: “quel keniano è molto bravo a fare queste piccole valige”. Così si accordano per sagomare la droga secondo la struttura del trolley e poi ricucire il tessuto. Un sistema che permette di passare ai raggi x in quanto la droga non viene rilevata, a meno che non si faccia un confronto del peso a vuoto del trolley.

Alla notizia della partenza del corriere, con orari e accordi per ritirare persona e droga all’aeroporto, il narcotrafficante già in Italia esclama, per auspicare un buon viaggio: “Preghiamo Dio”.

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Il corriere, però, viene intercettato e dagli accertamenti risulta che ha ingoiato 72 ovuli per un peso complessivo di 1 chilogrammo di eroina. Non vedendolo arrivare e non sentendolo al telefono, intercorrono diverse telefonate all’interno del gruppo: “Mammina, io ci sto, però non l’ho visto” e l’altro risponde: “fai uno squillo alla tua persona perché penso che ha spento il telefono o forse non ha più credito”. In realtà è in compagnia della Guardia di finanza. Un altro corriere, invece, muore sul traghetto dalla Spagna perché un ovulo si è rotto.

Altra spedizione, anche in questo caso un “africano”, fidato, che prenderà il “millepiedi”, cioè il treno, ma bisogna stare attenti per “hanno già rubato due chili”, alludendo ai sequestri effettuati dalle forze dell’ordine. L’interlocutore risponde sereno: “io lavoro solo con il mio uomo, che non parla con nessuno. Questo mio uomo non ha a che fare con i tanzaniani, inoltre la merce che arriva la consegno a lui e dove abita ci sono tre cancelli e non è facile arrivare senza essere notati … le case di Napoli non sono come quelle che abbiamo noi, sono come le case di Zanzibar, facilmente penetrabili”. E comunque bisogna stare attenti perché uno dei capi ha detto “che se prende qualcuno di questo gruppo dei loro connazionali che fa queste cose lo brucerà vivo”.

Nelle intercettazioni si scopre anche il ricco linguaggio utilizzato dai trafficanti per coprire le loro comunicazioni: “le persone sono tornate dal campo di raccolta” per indicare che la merce è arrivata a destinazione ed è stata recuperata; “il sarto per cucire il vestito è all’altezza della situazione”, se hanno trovato l’uomo giusto per cucire la droga nelle valige (per un compenso di 1.000 euro); “rinchiuso a scuola” quando un corriere viene incarcerato; “in questo caso si dovrà solo strisciare anche correndo il rischio di arrivare a notte fonda”, cioè è troppo pericoloso prendere l’aereo, quindi si deve viaggiare in treno o autobus.

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