Vescovi Ceu in Romania: il Patriarca elogia badanti, nessun cenno al caso Rosi

Nella seconda giornata dei vescovi umbri in Romania, il Patriarca fa l'elogio dei suoi connazionali in umbria, ma nessun cenno sull'omicidio di Ramazzano

Elogio legittimo sulle badanti romene, ma neanche una parola sul delitto di Luca Rosi a Ramazzano. Un omicidio che ha portato persino carabinieri a fare un lavoro di intelligence in terra di Romania per arrivare alla cattura della banda. Nel frattempo è in corso l'incontro tra i vescovi dell'Umbria e quelli ortodossi della Romania che si sta svolgendo al monastero di Stravropoleos per una settimana di incontri tra le due Chiese "amiche" anche in virtù della forte migrazione di cittadini romeni in Umbria che rappresentano la comunità straniera più numerosa.

"Compito delle nostre Chiese – ha detto il Patriarca Daniel – è quello di far crescere e rafforzare la solidarietà tra la gente, per essere sempre più segno di speranza. Auspico che l’amicizia e la comprensione reciproca continuino anche nel futuro. Allo stesso tempo vorrei sottolineare quanto le donne romene siano apprezzate per l’assistenza che danno ai vostri anziani e condividere con voi la preoccupazione per le tante famiglie che queste donne lasciano in Romania, soprattutto per i bambini che crescono senza genitori". Niente altro. Neanche un appello sul modello "pentitevi" o altro. Insomma il rapporto tra le due comunità è tutto rose e fiori. Peccato però che i fiori sono stai messi sulla lapide di Rosi.

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Un mancato richiamo che contrasta con il messaggio velato sul difficile rapporto con parti della comunità romena che aveva lanciato prima Monsignor Paglia: "La comunità romena è la più numerosa in Umbria con circa 25 mila presenze. Noi vescovi siamo venuti a rinsaldare la fraternità tra due popoli molto vicini. Questa fraternità ci permette l’accoglienza reciproca e, al tempo stesso, di rimproverare le intemperanze degli uni e degli altri". Per il Patriarca può valere la formula "del non poteva non sapere". 

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