Omicidio Rosi, Luca è morto da eroe per "salvare" la compagna

Le prime tetimonianze sull'omicidio di Ramazzano, raccontano della morte di Luca Rosi, deceduto per evitare che la compagna subisse una violenza sessuale

Le prime difficili e disperate testimonianze raccolte dagli uomini dell’Arma dai familiari di Luca Rosi, il giovane ucciso da tre uomini armati dopo l’assalto nella villetta di Ramazzano, hanno messo in risalto l’eroismo del giovane bancario 38enne che praticamente si sarebbe immolato sotto i colpi di pistola per creare una sorta di diversivo con l’obiettivo di evitare una violenza sessuale a danno della giovane compagna.

Luca si è ribellato quando uno della banda, con gesti espliciti ha importunato la donna, provando a portarla in un’altra stanza dell’abitazione. A quel punto il giovane perugino si è scagliato addosso seppur legato contro il molestatore. Ma la sua reazione è stata bloccata prima con un colpo di arma da fuoco alla gamba e poi lo hanno colpito altre due volte al torace, forse in un tentativo di fuga per chiamare soccorsi al telefono del piano superiore dell’abitazione.

Luca è un eroe perché si è immolato per la sua famiglia e per la salute della sua donna.

Ma la ricostruzione, ancora tutta da verificare, consente di avere elementi agli inquirenti – secondo indiscrezioni raccolte alla villetta dove sono in corso i rilievi dei Ris – sufficienti per riscontrare delle assonanze con la rapina in villa avvenuta a Resina lo scorso 4 febbraio: l’irruzione è stata fatta con lo stesso orario (22-23); la possibile violenza sessuale per almeno uno dei tre banditi; l’utilizzo dei fili dei carica batteria dei cellulari per legare i rapinati.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Spot
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Mentre per le caratteristiche della villa: rigorosamente isolata, facile da controllare e nello stesso perimetro territoriale (prima Resina e poi Ramazzano); l’utilizzo delle armi – che ora dopo gli spari avranno un nome e un modello – e la violenza su persone e oggetti.

Le testimonianze ancora una volta parlano di un accento dell’Est Europa calato su frammenti di parole italiane gridate dai rapinatori. Fondamentale ora i lavori dei Ris perché potrebbe confermare anche su tracce di altra natura l’esistenza di una unica banda a soggetti variabili che scorrazza nell’area nord. Se fosse così potrebbe risultare anche alta la possibilità di arrivare ad un contatto con il mondo dei “pirati di ville”.
 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Coronavirus, la mappa del contagio in Umbria all'1 aprile: tutti i casi per comune di residenza

  • Coronavirus, purtroppo altre 3 persone decedute negli ospedali di Foligno, Pantalla e Terni. Sono 24 in Umbria

  • L'Umbria apre tutte le sue bocche di fuoco contro il virus: test rapidi, 2mila tamponi al giorno e 25mila controlli mirati

  • Coronavirus, bollettino regionale del 29 marzo: 1023 contagiati, cresce il numero dei guariti, 'solo' in 46 in terapia intensiva

  • Coronavirus, quando finirà l'emergenza? Le previsioni per l'Umbria

  • Coronavirus, bollettino regionale Umbria 31 marzo: rallenta il contagio, aumenta invece il numero dei guariti

Torna su
PerugiaToday è in caricamento