Omicidio Ramazzano, anche Gheorghita confessa: "Ero lì, ma non ho sparato"

Nell'interrogatorio di Gheroghita in carcere, venerdì mattina, davanti ai pm Giuseppe Petrazzini e Mario Formisano, lo straniero avrebbe confermato la sua presenza nella villetta, ma nega di aver sparato

Venerdì mattina i pubblici ministeri Giuseppe Petrazzini e Mario Formisano hanno interrogato nel carcere di Capanne, Dorel Gheorghita, uno degli stranieri arrestati ed accusati dell'omicidio di Luca Rosi, nella tragica rapina di Ramazzano dello scorso marzo.

Gheorghita ha in parte confessato che quella maledetta sera, c'era anche lui nella villetta dei Rosi mentre il povero bancario 38enne veniva ucciso a colpi di pistola, ma in un'altra stanza. Secondo quanto riferisce il Giornale dell'Umbria, Dorel ha raccontato ai magistrati che era intento a controllare che non arrivasse nessuno e subito dopo ha udito gli spari che hanno raggiunto Luca.

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A quel punto, ha raggiunto gli altri due complici, Aurel Rosu, che ha confessato e Iulian Ghiorghita che impugnava l’arma ed ha spiegato agli inquirenti di essere stato presente, per via dell'assenza all'ultimo momento del basista del colpo, ma di non aver partecipato all'omicidio. Mentre per l’accusa, la partecipazione di Gheorghita sarebbe stata attiva.


 

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