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Uccise la moglie a fucilate, adesso chiede alla Cassazione la riduzione della condanna

La richiesta di applicazione delle attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti porterebbe la pena da 30 a 22 anni. Per il delitto di Raffaella Presta era stato condannato con rito abbreviato

Uccise la moglie a colpi di fucile davanti al figlio minore, adesso chiede alla Cassazione di riformare la sentenza di condanna a 30 anni.

Francesco Rosi, reo confesso per l’omicidio della moglie Raffaella Presta è stato condannato in secondo grado a trent’anni di reclusione con la formula del rito abbreviato. Per i giudici della Corte d’appello di Perugia il 25 novembre del 2015 sparò alla moglie con l’aggravante di aver agito alla presenza del figlio minore nella villetta del Bellocchio. In precedenza aveva maltrattato Raffaella Presta.

I giudici d’appello hanno concesso le attenuanti generiche con giudizio di minusvalenza rispetto alle aggravanti contestate, confermando per l’ex agente immobiliare la condanna trent’anni di carcere. La difesa dell’uomo, gli avvocati Francesco Cappelletti e Fabrizio Masetti, puntano alla riforma della sentenza sostenendo la prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti. In un giudizio dibattimentale tale scelta comporterebbe una riduzione della pena a 22 anni di reclusione.

Quanto all’esclusione dell’aggravante dei maltrattamenti in famiglia le difese avevano provato a sostenere “un’evidente posizione di predominanza caratteriale della donna nei confronti del marito, spesso accusato di essere un inetto, un debole, incapace di avere una vita propria”. I giudici d’appello, però, avevano ritenuto comprovati almeno otto episodi di maltrattamenti dal gennaio 2015 allla data dell’omicidio.

La Cassazione ha fissato l’udienza al 10 luglio del 2019. Le parti civile costituite sono i fratelli della vittima, difesi dagli avvocati Federico Grosso e Luigi Matteo, la madre, difesa dall’avvocato Fulvio Simoni, il padre di Raffaella, difeso dall’avvocato Marco Brusco, l’associazione Libera..Mente Donna tramite l’avvocato Maurita Lombardi e il Centro Pari Opportunità con l’avvocato Gemma Bracco.

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