Cronaca

Omicidio Polizzi, si torna in aula dopo sentenza choc Cassazione: Valerio si gioca le ultime carte

Riccardo e Valerio Menenti, accusati di a vario titolo dell’omicidio di Alessandro Polizzi, tornano in aula.  Fissata la data davanti alla corte d’Assise d’Appello di Firenze

Riccardo e Valerio Menenti, accusati di a vario titolo dell’omicidio di Alessandro Polizzi, tornano in aula.  Fissata la data davanti alla corte d’Assise d’Appello di Firenze dopo l’annullamento della sentenza di condanna per il figlio di Riccardo, considerato il mandante dell’omicidio nell’appartamento di via Ricci.  Ad annullare con rinvio, nel gennaio scorso, era stata la prima sezione della Cassazione. Per Riccardo Menenti, invece, erano state escluse le aggravanti dei futili motivi e della crudeltà, ma per la rideterminazione della pena i giudici della Suprema Corte avevano anche per lui rinviato a Firenze. La data di citazione è stata fissata al 19 dicembre di quest’anno.

Riccardo e Valerio Menenti sono stati condannati in secondo grado rispettivamente all'ergastolo e a 18 anni di reclusione. Per Valerio Menenti, considerato il mandante dell'omicidio, i giudici della I sezione della Cassazione hanno annullato la sentenza di condanna con rinvio alla corte d'assise d'appello di Firenze e la partita, per lui, è quindi ancora aperta.

Era il 26 marzo del 2013. Riccardo Menenti entrò nell'abitazione di Julia Tosti e fece fuoco uccidendo Alessandro Polizzi. A mandare in quella casa l'uomo, fu secondo le motivazioni della sentenza di primo grado, il figlio Valerio per vendicare le tre aggressioni subite nei mesi precedenti. La Corte, presieduta dal giudice Mautone, condannò dopo un lungo processo e oltre cento testimoni sentiti in aula Riccardo Menenti all'ergastolo e all'isolamento diurno mentre Valerio a 27 anni di carcere per concorso materiale e morale nell'omicidio.  A luglio l’appello, che confermò l’ergastolo per Riccardo Menenti e lo sconto di pena – da 27 a 18 anni – per il figlio Valerio. Ora si attende il nuovo verdetto.

Tra le varie e lunghe motivazioni con cui la Cassazione ha deciso di annullare con rinvio a Firenze, c’è anche “l’assoluta mancanza di prova relativa alle modalità di consegna da parte di Valerio, della pistola e delle chiavi al padre”. Per i giudici non è “inoltre chiarito se Riccardo Menenti fosse a conoscenza dell’esistenza della pistola del nonno (che era in disponibilità della famiglia da decenni, anche prima della nascita del figlio Valerio) e del luogo dove si trovava e se quindi poteva impossessarsene senza alcuna indicazione da parte del figlio”.

“La sentenza impugnata – scrivono i giudici – non affronta il tema della consegna della pistola, limitandosi a sostenere che le prove della provenienza dell’arma dal bisnonno materno, legano indissolubilmente Valerio Menenti all’omicidio di Alessandro Polizzi avendo fornito al padre l’arma del delitto”. Altro punto è la consegna delle chiavi dell’appartamento dove viveva la ex fidanzata di Valerio con Alessandro dopo la loro precedente convivenza. “Un fugace incontro tra padre e figlio la sera del 25 marzo 2013 ripreso dalle telecamere dell’ospedale (dove il ragazzo era ricoverato, ndr), ritedendo non illogico dubitare che lo scopo poteva essere l’indicazione di dove fossero le chiavi dell’appartamento dove viveva Alessandro – si tratta – per i giudici della Cassazione – di un passaggio di natura congetturale”. Gli avvocati difensori sono: Francesco Mattiangeli, Manuela Lupo e Giuseppe Tiraboschi. Si torna in aula a dicembre.

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