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Omicidio via Oberdan, i troppi dubbi senza risposta: il mistero della prima telefonata del presunto killer

Rimangono ancora troppi dubbi che, al momento non sembrano avere risposto. Le ulteriore indagini della Procura potrebbero fornire nuovi elementi

Si cerca di ripercorrere gli ultimi istanti di vita di Danielle Claudine Chatelain. La Procura di Perugia, alle prese con un lavoro frenetico, deve rispondere a una sola domanda: si è trattato di un omicidio volontario o di un incedente domestico? Unica cosa certe è che Renata Kette abbia chiamato il 118. Ed è proprio in questa breve conversazione che la presunta assassina potrebbe avere detto quello che è realmente accaduto. Voci che al momento si rincorrono ma che non trovano certezza, dato che tutto è nella mani della Procura.

Pochi attimi dopo il personale del Santa Maria della Misericordia è giunto sul posto ha accertato la morte della 72enne. Poi la possibile killer, davanti al pm Giuseppe Petrazzini, titolare delle indagini, ha deciso di non rispondere ad alcune domanda, avvalendosi della facoltà di non rispondere.

Ed è proprio questo silenzio ad avere ampliato la voragine del dubbio. Ma ci potrebbe essere una terza versione. Una versione che potrebbe apparire come una via di mezzo tra l'omicidio volontario e la tragica fatalità: tra le due donne potrebbe essere nata una colluttazione poi finita in tragedia senza la volontarietà del gesto finale. Si potrebbe quindi parlare di omicidio preterintenzionale.

A rendere ancor più difficile il lavoro della Procura è la natura delle lesioni che, al momento, senza l'esito dell'autopsia, potrebbero essere riconducibili sia a un fatale accadimento che a un omicidio. C'è inoltre quel corpo, trovato in fondo alle scale, che potrebbe aprire numerosi versioni. Certo è che la donna viveva ormai da tempo insieme alla 72enne. In quella casa aveva infatti deciso di prendere la residenza e rimanere nonostante la morte della compagnia, figlia della vittima.

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