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Omicidio Meredith, il giallo si infittisce: due pregiudicati entrarono nella casa del delitto

Si tratta di un italiano e un extracomunitario, imputati in un processo per violazione dei sigilli. La coppia di malviventi, nel 2009, avrebbe spostato degli oggetti e portato via dalla casa il materasso di Meredith

A nove anni di distanza, due assoluzioni e una condanna in via definitiva, il delitto di Meredith Kercher, la studentessa brutalmente uccisa nella villetta di via della Pergola (Perugia) sembra arricchirsi di un nuovo mistero. Due uomini, entrambi conosciuti dalle forze dell'ordine, si sarebbero introdotti all'interno dell'abitazione, per ben due volte consecutive, quando la casa era ancora sottoposta a sequestro. I fatti si sarebbero verificati nel 2009, e precisamente a un mese di distanza l'uno dall'altro: a febbraio e marzo.

Stando alla ricostruzioni due, adesso imputati in un processo per violazione dei sigilli, oltre ad essere entrati, secondo gli atti della Procura di Perugia, furtivamente nel luogo del delitto, avrebbero inoltre spostato alcuni oggetti, mentre altri sarebbero stati sottratti. All'epoca dei fatti si parlò di feticisti occasionali che avevano, per il gusto del brivido, messo in atto qualche “folkloristico” rituale. A sette anni di distanza un'altra verità sembra venire a galla. I responsabili di quei strani ritrovamenti potrebbero avere un nome e un cognome. In base alle indagini svolte, gli imputati, un italiano e un extracomunitario, avrebbero “gironzolato” per la casa con delle candele in mano, spargendo cera in vari punti dell'abitazione, tra cui la camera dove è stata uccisa Meredith Kercher.

Necessario sottolineare che, fortunatamente, non vi fu alterazione della scena del crimine, dato che le prove erano state già repertate, a seguito dei sopralluogo eseguiti precedentemente dalle forze dell'ordine. Rimangono però delle domande a cui al momento non si riesce a dare risposte. La coppia di malviventi avrebbe portato via dalla casa del delitto il materasso di Meredith, le coperte situate nella camera di Laura Mezzetti e delle coperte appartenenti ad Amanda Knox. Ad essere rubata anche la valigia della studentessa di Seattle, la quale conteneva posate, tra cui anche coltelli nuovi. All'interno della valigia anche della pasta, però lasciata da parte. Nei mesi successivi alle infrazioni commesse, la scientifica notò nuove impronte. Venne inoltre repertata una lattina di Coca Cola, situata sotto un muro.

Nell'udienza di oggi sono stati sentiti i due agenti del gabinetto della polizia scientifica di Perugia che hanno dovuto spiegare i tipi di accertamenti effettuati e sul come si è pervenuti all’attribuzione dei reati agli odierni imputati. Nello specifico i testimoni hanno riferito che, su due dei tre sopralluoghi fatti all’interno dell'abitazione di via della Pergola, vennero spostati, anche nella stanza dell’omicidio, alcuni oggetti mentre altri sottratti. Gli agenti hanno poi richiamato i molti accertamenti tecnico/scientifici effettuati dai colleghi della centrale di Roma.

Sempre in aula è emerso che gli inquirenti sono riusciti a risalire all'identità dell’extracomunitario grazie a un'impronta papillare rinvenuta su del nastro isolante ritrovato all’interno dell’abitazione di Via della Pergola. L'impronta risultava essere di uno dei due imputati rimasto pochi mesi prima coinvolto in una vicenda legata allo spaccio di sostanze stupefacenti. L'avvocato Leonardo Romoli, difensore dei due uomini, ha chiesto ed ottenuto dal giudice Noviello di sentire il dattiloscopista della Polizia scientifica di Roma per gli opportuni chiarimenti e le doverose delucidazioni circa le modalità degli accertamenti effettuati sui vari oggetti sequestrati, tra cui una lattina vuota di coca cola, un mozzicone di sigaretta e del nastro isolante. Rimane un'ultima domanda: perché due persone con precedenti entrarono dentro la casa del delitto per ben due volte?


 

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