Casi irrisolti - L'omicidio di Maura Fondacci, un mistero lungo oltre venti anni

La giovane venne uccisa con tre colpi di fucile nelle campagne di Gubbio, mai trovato il colpevole. Il libro-inchiesta 'Tre colpi nel silenzio' ricostruisce le indagini, i processi e gli scenari del tempo

Maura Fondacci venne uccisa il 6 novembre del 1997. L’omicidio è irrisolto, dopo che la Cassazione ha definitivamente assolto, la persona accusata del delitto. Anche le ultime analisi, disposte due anni fa, su un indumento macchiato di sangue, si sono risolte in un nulla di fatto.

La donna aveva lasciato la sua abitazione di Loreto, una frazione di Gubbio, a bordo della sua Opel Corsa, per raggiungere il negozio di pasta fresca gestito con la famiglia a Casamorcia; ma non era mai arrivata a destinazione. Il fratello Maurizio l’aveva trovata, intorno alle 16, riversa sul sedile dell’auto, uccisa da tre colpi di fucile. Il primo aveva infranto il vetro, gli altri due erano stati sparati, da vicino, contro la donna.

La macchina di Maura, ancora accesa, venne qualche metro più avanti rispetto ai vetri rotti del finestrino, come se qualcuno avesse tentato di spostare il mezzo. Non vennero ritrovati, invece, i bossoli dei tre proiettili, come se l’assassino fosse stato abbastanza lucido da far sparire ogni traccia.

Il fratello e il fidanzato erano stati sottoposti al test dello stub per verificare la presenza di polvere ed erano risultati al di sopra di ogni sospetto. Non avvenne lo stesso per un giovane, dopo una soffiata anonima ai carabinieri in cui si diceva che una persona infastidiva le donne della zona, che subì la perquisizione in casa e dell’auto. Era proprietario di un fucile da caccia e le munizioni, secondo la perizia balistica, sarebbero state compatibili con l’arma del delitto. In un diario, inoltre, avrebbe annotato le targhe delle auto delle ragazze del circondario. Fu condannato in primo grado all’ergastolo. La sentenza venne ribaltata in appello nel 2000 e confermata anche dalla Cassazione. L’imputato, inoltre, ottenne un indennizzo di circa 160 mila euro di risarcimento per ingiusta detenzione.

“Tre colpi nel silenzio” è il libro-inchiesta di Sara Olivieri e Roberta Catania, che ripercorre la storia dell’omicidio di Maura Fondacci, una ragazza senza ombre e senza nemici.

Roberta Catania, a distanza di tanti anni, cosa possiamo ricostruire a livello investigativo partendo dal fascicolo?

“In generale un fascicolo è la scatola che contiene i pezzi del puzzle. Ogni pezzo è fondamentale a costruire l’immagine finale completa. Il tempo non cancella quelle che furono le intuizioni dell’epoca, quindi abbiamo potuto ricostruire tutto quello che successe quel fatale 6 novembre del 1997. Le indagini ed il processo furono condotti senza tralasciare alcun elemento. Abbiamo potuto consultare, fotografie, perizie balistiche, referto autoptico, relazioni psicologiche relative all’indagato, analisi biologiche, verbali di repertamento tracce e ogni altro documento utile. Questo ci ha permesso di delineare una dinamica dell’evento piuttosto chiara. Sicuramente intervenire su un fascicolo ad oltre 20 anni dall’omicidio è un lavoro complesso”.

Studiando gli atti, che idea si è fatta del delitto?

“Il delitto di Maura non è affatto un incidente di caccia, così come si è vociferato all’epoca. Non è tanto meno frutto di una doppia vita oscura della ragazza, come qualcuno ha provato ad insinuare. Maura è stata uccisa in un modo atroce, senza nessun motivo apparente, eppure l’assassino ha agito in piena consapevolezza. Questo ce lo dice la scelta del luogo, la dinamica con cui l’agguato è stato perpetrato nei confronti della donna e la ‘pulizia’ della scena del crimine (ricordiamo infatti che l’assassino ha portato con sé i bossoli)”.

Sara Olivieri, chi era Mauretta Fondacci?

“Maura Fondacci era una ragazza di 31 anni che viveva nelle campagne eugubine insieme alla sua famiglia. Era una ragazza piena di qualità, molto educata, simpatica, disponibile. Una bellissima ragazza ma senza malizia. Conduceva una vita tranquilla, era legata sentimentalmente da anni ad un ragazzo di Gubbio con un rapporto sereno e stabile. Molto legata ai sui famigliari e alle amicizie con le quali era cresciuta, infatti era anche una ragazza molto riservata e non amava dare confidenza agli sconosciuti, il suo mondo gravitava attorno alla sua famiglia , al suo lavoro e ai sui affetti più cari. Una tipica ‘vittima a basso rischio’ come viene denominata in gergo”.

Cosa ha significato per Gubbio questo delitto?

“Il delitto di Maura, in una comunità abbastanza ristretta come quella eugubina, ha creato una profonda ferita in tutti gli abitanti, chiunque, anche a distanza di anni è a conoscenza di questo delitto efferato. Con il libro ‘Tre colpi nel silenzio’, io e la mia collega Roberta Catania, abbiamo cercato di dare delle risposte alle tante speculazioni, tipiche appunto delle piccole comunità, che negli anni si erano fatte strada nell’opinione pubblica, ripercorrendo scientificamente tutto il fascicolo giudiziario”.

Dopo tanti anni e i progressi delle scienze investigative, pensa che si potrebbe arrivare ad un altro risultato?

“Nulla da dire sull'operato degli investigatori dell'epoca. Nel libro abbiamo rilevato soltanto le criticità che si sono trovati ad affrontare già a partire dalla scena del crimine. Il lavoro di chi si interfaccia con un caso irrisolto di oltre 20 anni fa, non è, infatti, quello di giudicare l'operato altrui ma di ricostruire un puzzle coerente con gli elementi che ha a disposizione”.

Roberta Catania e Sara Olivieri, in base alle moderne tecniche e tecnologie investigative, si potrebbe arrivare a dare giustizia alla vittima?

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“La tecnologia in campo scientifico-investigativo ha fatto sicuramente passi da gigante. Oggi, ad esempio, possiamo contare su una serie di strumenti che permettono di geolocalizzare i soggetti interessati, possiamo ascoltare conversazioni con l’ausilio di intercettazioni ambientali di alta qualità e disponiamo di strumenti scientifici che effettuano misurazioni precisissime. Questo non è ovviamente stato possibile all’epoca dei fatti. Inoltre, nel 2015 molti dei reperti (tra cui il fucile sequestrato all’indagato) sono stati distrutti, rimane soltanto un pigiama e le foderine dei sedili dell’auto di Maura. Ciò può rappresentare uno svantaggio per effettuare nuove analisi. D’altra parte buona parte della vicenda è stata permeata da reticenza, omertà e contraddizioni quindi, su questo versante, non abbiamo intenzione di arrenderci perché Maura e la sua famiglia meritano giustizia”.

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