Omicidio Rosi, forse in due a sparare a Luca: c'è una pista sulla rapina di Ramazzano

Carabinieri e Procura hanno una pista dopo aver messo sul tavolo tutti gli elementi nuovi e passati (delle altre rapine). Fondamentale lo studio della rete telefonica dell'area Ramazzano

Sono stati probabilmente due i rapinatori che erano armati di pistola a sparare a Luca Rosi, uccidendolo, durante la rapina compiuta venerdì notte a Ramazzano, alla periferia di Perugia. E' l'ipotesi alla quale stanno lavorando i carabinieri del comando provinciale perugino.

I militari sono in attesa dei risultati dei rilievi balistici compiuti dal personale del Ris di Roma. In base agli elementi raccolti finora gli investigatori ritengono che a sparare siano state due pistole. Non era invece armato il terzo bandito.

Le indagini si starebbero concentrando sulla pista dei rapinatori dell'Est, con un basista nel perugino e che si trasferiscono a Perugia da altre regioni solo per mettere a segno dei colpi per poi ritornare ai luoghi d'origine.

Sarebbe questo uno degli indizi che sta seguendo sia la Procura della Repubblica che il Comando provinciale dei Carabinieri del capoluogo umbro dopo aver confrontato tutti gli elementi raccolti nella villa di Ramazzano e gli altri nei colpi effettuati - si pensa ad una stessa banda - nel giro di un mese a Pietramelina e Resina. Le indagini si stanno concentrando lungo la E/45 in direzione Marche ed Emilia Romagna, ma l'attenzione - come ricordato dalle forze dell'ordine - è comunque estesa a tutto il Paese, per evitare anche eventuali fughe all'estero dopo l'omocidio del giovani Rosi. I tabulati telefonici in quell'area di Ramazzano avrebbero messo gli inquirenti sulla strada dei rapinatori.

I TESTIMONI Ma c'è anche una bozza di identikit nonostante i "pirati di ville" avessero adottato un passamontagna per coprire il volto: secondo le testimonianche raccolte dalla famiglia Rosi - raccolte dai Carabinieri del comando provinciale- due rapinatori armati erano molto magri ma uno alto sopra i 180 centimetri l'altro invece molto più basso di statura. Il terzo uomo presente invece era disarmato e sarebbe stato una sorta di gregario al seguito dei due leader già con esperienza di rapine in villa alle spalle.

LE ARMI USATE Una delle pistole è risultata una semiautomatica calibro 7.65. L'altra arma potrebbe essere un revolver in quanto non sono stati recuperati bossoli diversi. I carabinieri stanno anche valutando se una delle pistole sia quella sottratta nell'altra rapina in villa compiuta a Resina: sarebbe la prova di una unica banda per tre furti, uno stupro e un omicidio.

LA RICOSTRUZIONE A 48 ORE DAL RAID IN VILLA  Rosi, pur con le mani legate - ha spiegato l'Ansa - ha reagito dopo che uno dei malviventi si era rivolto alla sua compagna (con lui insieme alla madre e al nipote di otto anni) dicendole "tu vieni". Colpito da un primo proiettile alla gamba ha tentato di rifugiarsi in camera. I malviventi hanno però prima sparato attraverso la porta e poi sono entrati all'interno - è emerso dalle testimonianze raccolte dai militari - sparando di nuovo, entrambi. Il trentottenne è stato colpito anche al fianco sinistro e al torace. 

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