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Amanda Knox in Italia, parla Sollecito: "Sul caso esiste una sola verità, quella della sentenza di assoluzione"

Polemiche e processi mediatici, il padre di Raffaele interviene sulle ricostruzioni della vicenda che ha visto coinvolto il figlio: "La sentenza di Firenze era viziata da vistosi errori motivazionali"

Il ritorno in Italia di Amanda Knox, la giovane statunitense processata e assolta definitivamente insieme con Raffaele Sollecito per l’omicidio di Meredith Kercher a Perugia, era facile immaginare scatenasse polemiche, prese di posizione e accendesse il dibattito tra (ancora) colpevolisti e innocentisti.

Sulla vicenda la Cassazione ha messo la parola definitiva, assolvendo i due imputati e, anche al netto di valutazioni e interpretazioni, rimane quello l’argine invalicabile per dire che i due giovani ed ex fidanzati, sono innocenti.

Perugia Today ha ospitato un’intervista al magistrato Giuliano Mignini, all’epoca titolare delle indagini e poi accusa nel processo con la collega Manuela Comodi, oggi è d’obbligo dare spazio anche alla voce di una delle parti, in questo caso a Francesco Sollecito, padre del giovane Raffaele.

“Il dottor Mignini si dichiara perplesso sulla definizione del caso, visto che a suo parere esiste un palese contrasto fra le due sentenze di merito e che anzi di fatto non esiste una sentenza di merito su questo caso giudiziario – dice Francesco Sollecito – Lo invito a leggere con più attenzione le motivazioni della sentenza di assoluzione definitiva di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Per facilitargli il compito, riporterò alcuni stralci della sentenza della quinta sezione della Suprema Corte di Cassazione, confidando in un suo debito approfondimento, piuttosto che sostenere che, dopo le indagini preliminari, La pressione mediatica si è rovesciata tutta sugli inquirenti”.

Secondo il genitore di Raffaele la sentenza della Cassazione già a pagina 23 evidenzia nelle indagini “vistose incongruenze logiche ed in palesi errores in giudicando, che vengono in questa sede denunciati. Un iter obiettivamente ondivago, le cui oscillazioni sono, però, la risultante anche di clamorose defalliances o amnesie investigative e di colpevoli omissioni di attività d’indagine”.

A pagina 24, proprio in riferimento “all’inusitato clamore mediatico della vicenda e i riflessi internazionali, ha fatto sì che le indagini subissero un’improvvisa accelerazione, che, nella spasmodica ricerca di uno o più colpevoli da consegnare all’opinione pubblica, non ha certamente giovato alla ricerca della verità sostanziale”.

A pagina 32 si racconta di “deprecabile pressapochismo nella fase delle indagini preliminari”; mentre a pagina 43 “non mancano vistosi errori nel tessuto motivazionale della sentenza in esame. Risulta del tutto erroneo l’assunto, secondo cui nelle impercettibili striature del coltello ritenuto arma del delitto era stato rinvenuto dna riferibile a Raffaele Sollecito. Ma da nessuna parte risulta che il coltello recasse tracce biologiche riferibili al profilo genetico di Sollecito”. Di “assoluta mancanza di tracce biologiche dei due imputati nella stanza dell’omicidio o sul corpo della vittima” si parla a pagina 45, mentre la pagina 47 è riservata alla “inattendibilità di alcuni dei testimoni chiave dell’accusa”. Discutendo ancora di tracce di ematiche, invece, a pagina 49 si sottolinea che “sul coltello da cucina ritenuto l’arma del delitto non sono state rinvenute tracce di sangue”.

“Aggiungo io che Amanda non si è mai macchiata del sangue della vittima, visto che la Cassazione non lo ha mai scritto, né risulta in nessuna parte degli atti processuali – sostiene Francesco Sollecito – Quanto ad un ulteriore rinvio in Corte d’appello, leggendo a pagina 51 appare ‘evidente che il rinvio sarebbe inutile donde la declatoria di annullamento senza rinvio, applicando, dunque, una formula di proscioglimento alla quale sarebbe comunque tenuto un nuovo giudice di rinvio in ossequio ai principi di diritto enunciati nella presente sentenza’ - dice ancora Sollecito - Ergo appare del tutto evidente che la Cassazione abbia annullato senza rinvio una sentenza di merito della seconda sezione penale di Firenze per vistosi errori motivazionali, riabilitando a pieno titolo quella di assoluzione della Corte d’Assise d’appello di Perugia”.

Il delitto Kercher, quindi, appare delineato dalla sentenza di condanna di Rudy Guede e di assoluzione di Amanda e Raffaele, anche se le molteplici sentenze (due del giudice per l’udienza preliminare, una di primo grado, tre di appello e tre di Cassazione – comprendendo quelle di Rudy) creano dibattito e interpretazioni.

“Contrariamente a quanto asserito dal dottor Mignini, esiste, invece, inequivocabilmente una sentenza di merito su questa travagliata vicenda giudiziaria – conclude il padre di Raffaele - ed è quella di assoluzione della Corte d’Assise di appello del tribunale di Perugia”. E ancor di più vale la pronuncia definitiva di assoluzione della Cassazione.

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