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Omicidio di Umbertide: il presunto assassino confessa, ma restano tanti punti oscuri da chiarire

Il ruolo della donna: vittima di aggressione e costretta a mentire. La lite iniziata e finita in casa, ma le tracce di sangue dicono altro

Omicidio di Umbertide, H. B. 42enne marocchino arrestato con l’accusa di aver colpito con un coltello e con un mattarello A. H. connazionale 35enne, parla con gli investigatori e ammette “di aver ucciso”, ma di aver “agito per difendermi”. E spiega cosa sia successo nella notte tra sabato e domenica nell’appartamento in via Roma. L’uomo è difeso dall’avvocato Franco Libori.

L’uomo ricorda che in casa sua c’era la compagna e, oltre alla vittima, c’erano anche due amici. Hanno bevuto “vino”, ma senza mangiare nulla. L’indagato si accorge che l’amico “abbracciava la mia compagna” e così si è “arrabbiato con lui e abbiamo iniziato a litigare. Ci siamo tirati dei bicchieri, senza però ferirci”. Gli altri amici se ne vanno.

L’arrestato, allora, chiede al rivale di andarsene e lasciare “la nostra casa dove era arrivato il venerdì”. Aveva telefonato, “ ma non so da chi aveva avuto il numero, chiedendomi di ospitarlo per qualche giorno - prosegue la deposizione – non eravamo amici, ma solo conoscenti per spaccio di droga”.

Siccome l’ospite non voleva andarsense, l’arrestato è uscito di casa per andare a cercare un cugino. Tornato a casa “ho ingiunto nuovamente ad A. H. di andarsene e ho preso le sue cose che ho messo in una busta portandola fuori dalla casa e mettendola su una panchina assieme a delle coperte”.

Poco dopo, però, la vittima è tornata “e ha preso a bussare violentemente la porta gridando che voleva rientrare per uccidermi. Lo stesso aveva in mano uno strumento metallico gigante”. L’arrestato non voleva farlo entrare, ma poi si procura un coltello e apre la porta.

I due iniziano a litigare, si colpiscono. Il presunto assassino, armato di coltello, ha la meglio, ferisce più volte l’avversario, al petto e alla schiena. Quando cade a terra lo colpisce con un mattarello. Poi dice di essere uscito a telefonare al 118 o ai Carabinieri, non ricorda.

Quando rientra in casa trova la compagna seduta completamente ubriaca e l’avversario non è più per terra, ma una lunga scia di sangue conduce in bagno. Sfonda la porta e lo trova morto.

Gli investigatori gli chiedono come mai il cellulare della vittima fosse sporco di sangue, visto che era nella busta dei vestiti messa sulla panchina prima della lite. L’indagato risponde che è il suo sangue e che il cellulare lo ha messo lui nella busta.

Non coincide neanche la ricostruzione della telefonata al 118 o ai Carabinieri, in quanto la prima telefonata sarebbe stata fatta dalla compagna dell’uomo, addirittura accusandosi del delitto: “Non so perché poi abbia detto la verità” riferisce agli investigatori l’uomo. Però in un primo momento l’indagato “aveva dichiarato che si erano accordati perché” la donna “si accusasse del fatto, ma successivamente afferma di essersi trattato di una decisione autonoma della donna”.

Non risulta chiaro neppure come possa essere stata ferita la donna, perché dalle dichiarazioni non avrebbe partecipato alla lite in quanto ubriaca. Per il sostituto procuratore “la condotta violenta posta in essere anche ai danni della donna costituisce presupposto per una reiterazione dei fatti” per cui si rende necessaria la misura del carcere.

La ricostruzione dei fatti porterebbe a pensare che l’arrestato, anche se ha ammesso di aver detto alla compagna che “era una p…, ma non l’ho colpita” perché non aveva rifiutato con forza le avance della vittima, l’avrebbe colpita in testa o con il coltello o con una bottigliata, proprio per costringerla ad accusarsi del delitto. Sulla ferita della donna il medico legale è chiamato a pronunciarsi.

Anche la donna è stata sentita e avrebbe detto di essere stata costretta a fare la telefonata ai soccorsi, di non aver sentito il rumore della porta del bagno sfondata e che, secondo lei, l’omicidio sarebbe avvenuto proprio in quella stanza. Intanto il sostituto procuratore ha provveduto ad allungare la lista delle contestazioni con la violenza privata e le lesioni a danno della compagna dell’arrestato.

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