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Femminicidio a Foligno, tutto pronto per la prima udienza: Comune parte civile contro killer

Domani, 11 dicembre, la prima udienza dell'omicidio di Foligno che vede come imputato Giovanni Miceli, l'uomo che ha ucciso con un paletto di ferro la moglie ucraina Olga Dunina. Attesi per oggi i parenti della vittima

Quel corpo trovato in una scatola di cartone, ormai in stato di decomposizione e una città, Foligno, che fa il giro del mondo per un omicidio compiuto con una crudeltà terrificante. Proprio per questo il Comune della Quintana ha intenzione di costituirsi parte civile nel processo che vede come imputato Giovanni Miceli, l’uomo che ha ucciso la compagna ucraina Olga Dunina nel giugno di quest’anno.

Attesi invece nel pomeriggio di oggi, 10 dicembre, i parenti della vittima che assisteranno alla prima udienza che si terrà domani nel tribunale di Perugia. I familiari arriveranno a Perugia intorno alle 15 di questo pomeriggio e avranno un primo incontro con i propri legali. Alle 16 incontreranno invece la stampa. Ad assistere i parenti della vittima l’avvocato Antonio Coccia dello studio Nicodemo Gentile. 

Nel frattempo è già noto che il legale dell’assassino, Giacomo Marini, ha chiesto una perizia medica per il suo assistito, che verrà giudicato con il rito abbreviato,  per dimostrare l’incapacità di intendere e di volere al momento dell’omicidio, facendolo passare per un raptus di follia. Un atto che, se richiesto, potrebbe far evitare il carcere a Miceli, ottenendo così il soggiorno in una struttura sanitaria protetta. L’uomo aveva però già in passato cercato di uccidere l’ex moglie che lo avevo più volte denunciato per maltrattamenti.

OMICIDIO E INDAGINIIl corpo venne ritrovato il 17 giugno di quest’anno. Un passante trovandosi in una radura di erbacce alte e alberi tra Spello e Foligno sentì uno strano odore. Poi un grosso scatolone , dentro il corpo di Olga Dunina. La testa spaccata da più colpi, scagliati con ferocia contro la donna, utilizzando un paletto di ferro. La vittima praticamente piegati su se stessa, avvolta da coperte e poi incartata con un grande telo in plastica sottile. Il sangue tamponato per coprire, si scoprirà poi, il fetore del cadavere. Non ci vuole molto ai carabinieri di Foligno e del Comando Provinciale a identificare la donna. Tentano di chiamare il marito della vittima, Giovanni Miceli, appunto. Ma risulta essere subito irraggiungibile. L’uomo di Foligno per adozione, ma originario della Sicilia, sembra essersi volatizzato nel nulla. Poi quelle indagini a tappeto e quella testimonianza di un tunisino che era stato contattato dal presunto autore dell’omicidio per farsi aiutare, in cambio di 50 auro, a disfarsi dello scatolone, dove dentro aveva detto che si trovavano dei semplici pannolini per anziani. Miceli viene subito ritenuto il responsabile dell’omicidio. Inizia  la sua fuga che dura per ben un mese e mezzo, fino a quando Miceli non viene arrestato a Roma. L’uomo aveva da alcune settimane trovato  ospitalità a casa di una coppia di anziani, amici di vecchia data e ignari di tutto. Quando le forze dell’ordine hanno fatto irruzione nell’abitazione l’assassino non ha opposto alcuna resistenza. Domani la prima udienza.

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