Uccide la moglie a fucilate, nessuno sconto per Francesco Rosi: confermata condanna a trent'anni

I giudici della Corte d'Assise d'Appello hanno confermato la sentenza di primo grado inflitta a Francesco Rosi, reo confesso per l'omicidio della moglie Raffaella Presta

E’ passato esattamente un anno dalla condanna a trent’anni di reclusione per il marito omicida Francesco Rosi che il 25 novembre del 2015, giornata in cui si festeggia la giornata internazionale contro la violenza di genere, imbracciò un fucile e sparò, poi ricaricò l'arma e uccise la moglie Raffaella Presta, giovane avvocatessa di appena 40 anni. Oggi, i giudici della Corte d'Assise d'Appello, dopo una camera di consiglio durata oltre due ore, hanno confermato la sentenza di primo grado a trent'anni di reclusione per l'ex agente immobiliare ( difeso dagli avvocati Francesco Cappelletti e Fabrizio Massetti), reo confesso del delitto della moglie. All'imputato sono state riconosciute le attenuanti generiche, ma ritenute minusvalenti rispetto alle aggravanti. 

In aula il pm Claudio Cicchella, al termine della requisitoria, ha chiesto la conferma  a trent’anni di reclusione, mentre la difesa, gli avvocati Cappelletti e Massetti,  che hanno proposto appello avverso alla sentenza di primo grado, hanno chiesto di riconoscersi sia le attuanti generiche che quella della provocazione. 

La tragica vicenda si consumò all'interno della loro villetta coniugale al Bellocchio e ad armare la mano di Francesco Rosi, fu la prospettiva della fine della vita matrimoniale con la moglie, la gelosia, la morbosità nei suoi confronti. All’ex agente immobiliare il giudice aveva riconosciuto in primo grado  l’aggravante dei maltrattamenti in famiglia e dell'aver agito alla presenza del minore, escludendo quelli della premeditazione, dei futili motivi e della crudeltà.

Intanto fuori dal tribunale di Piazza Matteotti, si è svolto un presidio silenzioso organizzato dalle associazioni Libera…Mente Donna e Rete delle donne AntiViolenza onlus e dal Centro Pari Opportunità della Regione Umbria, che si sono date appuntamento in memoria di questa giovane professionista e mamma di un bimbo a cui è stata strappata la vita, ma anche per ribadire il loro impegno “nella lotta alla violenza di genere e per la costruzione di una nuova civiltà delle relazioni tra donne e uomini”

PARTI CIVILI Il padre di Raffaella è rappresentato dall'avvocato Marco Brusco, la madre dall’avvocato Fulvio Simoni, la sorella gemella di Raffaella dall’avvocato Federico Grosso e il fratello di Raffaella dall’avvocato Luigi Matteo. Maurita Lombardi e Gemma Bracco, avvocatesse in prima linea contro la violenza di genere, sono i legali di parte civile rispettivamente dell’associazione Libera..Mente Donna e del Centro Pari Opportunità. Parzialmente riformati gli importi dei risarcimenti delle parti civili: 250mila per ciascun fratello e 350mila per la madre e il padre di Raffaella. Confermato a un milione e 250mila euro il risarcimento per il figlio della coppia. 

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