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Uccise la madre: assolto il figlio perchè "incapace di intendere", scongiurato il ritorno in liberà

Oggi la decisione del gup, che lo ha assolto perchè "incapace di intendere e di volere" e ha emesso la misura di sicurezza del ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario per 10 anni

“Assolto”. La sentenza del gup arriva come un sollievo per i legali di Federico Bigotti, il 22enne che il 28 dicembre scorso, uccise la madre a coltellate. Uscirà subito dal carcere e sarà trasferito presso il Servizio di Diagnosi e Cura di Perugia. Qualche giorno in ospedale, poi  in una comunità ad Umbertide. Una misura extraordinaria, in attesa che si liberi un posto in un opg; il gup, nei confronti di Bigotti, ha emesso la misura di sicurezza del ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario per 10 anni. 

Uccise la madre, dal carcere all'ospedale psichiatrico: "Bigotti soffre di allucinazioni e deliri"

La vicenda rischiava di assumere toni paradossali, dopo l’indisponibilità di posti negli opg e nelle Rems. Bigotti, la cui mente era annebbiata da deliri e allucinazioni, non era in grado di intendere e di volere al momento dell’omicidio, una tesi questa, confermata da ben due perizie psichiatriche. Il giovane però stava scontando la sua pena ancora in carcere, “una misura non idonea per trattare il suo caso.

Uccise la madre a coltellate: "incapace di intendere e di volere" potrebbe tornare libero

Bigotti sarebbe dovuto essere trasferito in una Rems (strutture residenziali sanitarie), secondo l’ordinanza del gip emessa a luglio 2016, ma a causa della mancanza di posti disponibili, Bigotti ha continuato la misura cautelare del carcere. Il giudice, aveva quindi disposto nuovamente di applicare il ricovero presso gli Opg, gli ospedali psichiatrici giudiziari in attesa di chiusura. Purtroppo, anche lì, nessun posto disponibile.  

Omicidio Castello, anche per il Pm Federico Bigotti non può essere processato

Ad intervenire sono stati i legali. “Siamo ampiamente soddisfatti per la sentenza di assoluzione emessa nei confronti di Federico Bigotti-esultato gli avvocati difensori Vincenzo Bochiccio e Francesco Areni, subito dopo la sentenza emessa dal gup al tribunale di Perugia.  Resta lo sgomento, tuttavia, per la situazione che si è venuta a creare a causa della indisponibilità di posti nelle Rems. in tutto il territorio italiano.

“Se non vi fosse stato il buon senso di tutti e la fattiva collaborazione del C.S.M. Di Città di Castello, Federico avrebbe riacquistato la libertà senza alcun obbligo e senza alcun progetto di cura e riabilitazione. Crediamo- concludono i legali- che sulla questione debba assolutamente intervenire il Governo nazionale per porre rimedio e per evitare che persone dichiarate socialmente pericolose dai periti dei vari Tribunali possano essere rimesse in libertà senza alcuna restrizione e senza cure idonee”.

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