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Omicidio Castello, Federico Bigotti decide di parlare: a fine giugno attesa perizia psichiatrica

I due psichiatri avranno tempo due mesi e mezzo per stilare un rapporto dettagliato sulle condizioni psichiche del ragazzo. Qualora venisse considerato incapace di intendere e volere Federico Bigotti non potrà essere processato

Federico Bigotti ha deciso di chiudersi in un ermetico silenzio. Sono passati quattro mesi da quel maledetto 28 dicembre e ancora la dinamica di ciò che è realmente accaduto rimane avvolta nel mistero. Alle domande dei giudici il presunto figlio-assassino ha risposto non proferendo parola. Alle insistenti richieste di “verità” sulla morta delle madre, uccisa a sangue freddo in una mattinata qualunque di fine dicembre nella sua casa alle porte di Città di Castello, Bigotti ha ribadito la sua versione dei fatti. Per il ragazzo esiste una sola verità: Anna Maria Cenciarini si è tolta la vita da sola, pugnalandosi per ben otto volte senza che lui riuscisse a fare niente per fermare il gesto estremo della madre. Ma dalle analisi effettuate sul corpo della vittima, la versione riferita dal 21enne è sempre apparsa piena di lacune e poco credibile.

Un profilo psicologico, quello di Bigotti, totalmente diverso dai protagonisti di recenti omicidi efferati. Il giovane si distanzia anni luce da personalità contorte come Manuel Foffo e Marc Prato, killer (reo confessi) di Luca Varani, il ragazzo ucciso dopo ore di sevizie e torture in un appartamento della periferia romana. I due giovani si sono piegati alla paura, dando vita a un rimpallo di responsabilità e gettando in pasto all'opinione pubblica i segreti più subdoli. Federico Bigotti non ha fatto niente di tutto ciò. È rimasto fedele al suo silenzio, ma soprattutto alla sua versione dei fatti.

Ora però, dopo quattro mesi, pare abbia deciso di parlare. Non del delitto, almeno per adesso. Ha deciso di aprirsi di fronte a un colloquio con gli psichiatri che dovranno decidere sulla sua capacità di intendere e di volere. Cosa abbia raccontato ai medici durante il primo incontro, avvenuto una manciata di giorni fa nel carcere di Capanne, non è dato saperlo. Unica cosa certa è che il 21enne ha deciso di parlare con i medici. I due psichiatri avranno tempo due mesi e mezzo per stilare un rapporto dettagliato sulle condizioni psichiche del ragazzo, difeso da Vincenzo Bochicchio e Francesco Areni. Qualora venisse considerato incapace di intendere e volere Federico Bigotti non potrà essere processato.

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