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Omicidio Bellocchio, Rosi nove ore davanti al giudice: "Non volevo, l'amavo, ho perso la testa"

Lungo interrogatorio davanti al giudice per Francesco Rosi, che il 25 novembre uccise a colpi di fucile la moglie Raffaella Presta. Il giudice ha autorizzato l'istanza di sequestro dei beni avanzata dalla parte civile

Alla fine Francesco Rosi ha chiesto scusa alla famiglia, lo ha fatto dopo nove, interminabili ore di interrogatorio davanti al giudice Avenoso. Ma cosa armò la mano dell'uxoricida quel maledetto 25 novembre 2015 in cui sparò due colpi di fucile alla moglie Raffaella Presta? "L'amavo, non volevo ucciderla, ma poi ho perso la testa". Un impeto, quello ribadito dall'imputato Rosi al giudice. Tesi contraria a quella sostenuta dai legali della parte civile: "Rosi ha premeditato l'omicidio della moglie perchè non accettava la separazione".

Sono ricordi confusi, spesso interrotti dal pianto, quelli di Rosi, che ha cercato di ricostruire le ultime ore di quel giorno, in cui la coppia avrebbe avuto una discussione, un litigio.

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Ora si tornerà in aula il prossimo 13 gennaio per decidere in merito alla richiesta di giudizio abbreviato, intanto il giudice ha accolto l’istanza di sequestro conservativo avanzata dai legali della famiglia Presta, costituitasi parte civile  (avv. Marco Brusco, Fulvio Simoni, Carlo Federico Grosso, Fulvio Simoni, Luigi Matteo, Erlene Galasso), "Non vi è alcun dubbio sulla penale responsabilità dell'imputato, avendo lo stesso ammesso l'omicidio. Inoltre già lo stesso Rosi, aveva espresso la volontà di retrocedere beni, volontà questa, evidenziata anche durante il periodo detentivo"- avevano spiegato i legali.

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Il presidio silenzioso delle associazioni davanti al tribunale. Mentre Rosi ha ribadito davanti al giudice come Raffaella sia stata l’unica donna della sua vita, dinanzi al tribunale si è svolto un presidio silenzioso di tutte le associazioni che si sono costituite parte civile nel processo: Libera...Mente Donna, il Centro Pari Opportunità della Regione Umbria e la Rete delle donne AntiViolenza Onlus: “La nostra scelta non è un atto formale, ma fortemente politico, per ribadire che l'omicidio di una donna non è solo un fatto delittuoso avvenuto tra le mura domestiche, ma un crimine contro l'umanità connotato dal genere, che riguarda la società civile tutta, uomini e donne, oltre alle istituzioni.“

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