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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Cronaca

LETTORI, calcio e razzismo: offese anche nei tornei tra ragazzi

Pubblichiamo la lettera inviata da un nostro lettore in redazione su un episodio di offese razziste in un campo di calcio, a livello amatoriale, della periferia perugina

Spettabile Redazione,

ho esitato a lungo prima di scrivervi, preso dal dubbio se quanto sto per esporre non dia un’immagine troppo avvilente del calcio amatoriale che io amo e del quale vado fiero. Decido di farlo. In un clima di generale indifferenza, ritengo sia doveroso non far passare inosservato quanto ho vissuto in prima persona la scorsa domenica.

Mi chiamo Andrea, ho 16 anni e, come tanti ragazzi della mia età, gioco a calcio in una squadra locale, quella del San Sisto.

Come per tanti miei compagni la passione per lo sport è anche adesione a valori quali rispetto e lealtà, nonché luogo di amicizie. Ma, evidentemente,  non è così per tutti. Nella nostra squadra c’è anche un ragazzo di colore. Bravura e comportamento lo hanno reso il Capitano della nostra squadra.   

Domenica scorsa giocavamo contro la squadra del Cannara. Una partita cui tenevamo, valida per il  campionato Allievi Regionali A1. Un clima normale tuttavia, almeno in campo: azioni e controazioni, attacco e difesa, incoraggiamenti ed applausi,  con qualche,  inevitabile, piccolo contrasto in campo.

Ad un certo punto, un’azione del nostro Capitano verso un giocatore avversario, scatena l’incredibile: dagli spalti un tifoso, probabilmente un genitore, apostrofa il gesto con un : “Africano di mer..!! “ Non ci posso credere. Non ero coinvolto nell’azione, per un attimo provo a continuare a giocare ma quella frase mi ferisce troppo. E’ arrivata netta, chiara in campo, figuriamoci sugli spalti!

Lui è un mio amico e, con lui, tutti i ragazzi di colore del mondo, nell’incolore della nostra pelle. So bene che i giocatori non devono entrare in contrasto  con le tribune ma quell’offesa è troppo grave ed inaccettabile. Smetto di giocare, mi avvicino alla rete e in direzione al punto da cui è pervenuto  l’insulto razzista, replico: “Ma non si vergogna?”

L’autore dell’insulto non sa cosa rispondere. E’ un adulto, forse si sente anche un maestro di vita ed io sono solo un ragazzino. Preferisce contrattaccare: “Tu!! Tu ti devi vergognare! A rivolgerti così a me! A me! A me che ci ho cinquant’anni!”

Ben spesi! Bell’esempio di vita e di valori alti, non c’è dubbio! Rinnovo la domanda: “Ma non si vergogna?”

A quel punto gli amici, quelli che evidentemente condividono i suoi stessi valori, fanno  fronte unito: “Vergognati tu!! Devi stare zitto!! A rivolgerti così al pubblico! E quei signori non possono non aver sentito da cosa era partita la lite.

Si alza il padre del ragazzo offeso: “Basta! Lasciateli giocare, sono ragazzi. Sono qui solo per giocare!”

“E’ un maleducato!” urlano gli educatori.

Ignari dei motivi che hanno generato la situazione ma attirati dalle urla, allenatore ed arbitro mi si avvicinano. Il Mister mi prende da parte, l’Arbitro mi ammonisce. Questa rimarrà senz’altro l’ammonizione che più mi inorgoglirà in tutta la mia vita.

Quella partita finisce con la vittoria del Cannara. Il mio compagno abbandona il campo dispiaciuto, consolato da tutti noi e dal suo babbo. Saranno forse contenti quegli educatori, autentici riferimenti di vita. Ma ha perso lo sport, con la sua carica di valori e la capacità di farci crescere.

Andrea



 

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