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Cronaca

INVIATO CITTADINO Odiatore di libri: oggetti rituali da armamentario magico sulla maniglia delle Paoline

Il parere dell’antropologo e dello psichiatra

Odiatore di libri. Sulla maniglia delle Paoline, oggetti rituali da armamentario magico. Il parere dell’antropologo e dello psichiatra.

Esiste un nesso tra le due cose? Ossia tra le picconate ai cristalli della libreria e l’attacco rituale alla “normalità”?

Odiatore dei libri ed effrazione della vetrina delle Paoline. Materiali da ritualità malata appoggiati sulla maniglia dell’ingresso. Accadeva già da qualche tempo. E non è detto che la cosa sia collegata alla violenza esercitata contro le vetrine. Ma è circostanza che vale la pena di riportare.

Ce ne riferisce suor Daniela, che opera attivamente nella libreria di piazza IV Novembre.

Ne abbiamo parlato constatando la violazione della vetrina, bombardata in ben tre punti con inaudita violenza dall’odiatore di libri.

“Diverse volte – dice la suora – abbiamo trovato appoggiati sulla maniglia dei reperti particolari”.

Di che si trattava?

“All’interno di fazzolettini bagnati erano contenuti materiali corporei umani”.

Quali?

“Capelli, bianchi e neri, lunghi e corti, unghie. Insomma: materiali organici che ci siamo ben guardate dal toccare e che abbiano rimosso mediante l’utilizzo di guanti e attrezzi vari. Gettandoli nel contenitore dell’immondezza”.

Qualcosa d’altro?

“Pure mutandine femminili, di colore rosso, sporche. Qualche volta anche cravatte girate intorno alla maniglia. Oltre a residui di alimenti smangiucchiati”

Avete segnalato la cosa?

“No, ci siamo limitate a gettare tutto nel secchio dei rifiuti”.

Si può discettare di volontà sacrilega di provocare, di violare tabù, di dissacrare. Dal momento che alle Paoline si vendono prevalentemente libri attinenti alla sfera religiosa, ma non solo. Restiamo comunque nella sfera delle ipotesi, tutte da dimostrare.

Abbiano parlato della cosa con l’antropologo Giancarlo Baronti, già direttore del Dut (Dipartimento Uomo Territorio, etno-antropologia culturale) dello Studium perusinum.

Baronti ha confermato: “La natura di questi reperti appartiene all’armamentario del magico, connesso a fatture e malocchio”.

Dal canto suo, ci dice lo psichiatra Bruno Chipi: “Si tratta di rituali ossessivi legati a processi di liberazione”.

Aggiunge: “Sono espressione di un disagio, raccontano un bisogno di protagonismo, possono leggersi come una richiesta di attenzione”.

Insomma: spaccare vetrine potrebbe essere una modalità patologica di chiedere aiuto?

“Sono motivazioni e comportamenti che sfuggono al senso comune, ma che per il soggetto che li assume possono avere un senso”.

Attaccare e distruggere vetrine di librerie cosa può significare?

“Un accanimento contro il sapere, contro una normalità dell’esistente che per qualcuno può divenire soggettivamente intollerabile e indurre a comportamenti distruttivi”.

Picconate alle vetrine, caccia all'odiatore di libri

C’è da chiarire che resta tutto da dimostrare il rapporto tra le violente effrazioni e l’eventuale ricorso a feticci, con chiare allusioni alla sfera sessuale. Certo è che le effrazioni sono avvenute e il deposito di materiali rituali sulla porta delle Paoline si ripeteva da tempo. Secondo quanto asserisce suor Daniela. Del che non c’è motivo di dubitare.

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