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La 'Ndrangheta ora chiede il pizzo e minaccia con la pistola: "Dacci i soldi... e stai molto attento"

Il Covo Freddo sta diventando molto caldo. Il potere della 'ndrangheta cresce e si evolve dopo l'invasione silenziosa dagli anni '60. Estorsione contro notaio perugino. In carcere due affiliati al clan

Lo diciamo da tempo: questa è solo la punta dell'ice-berg del potere della 'Ndrangheta in Umbria. Ancora molto c'è da scoperchiare e molto si è sedimentato dagli anni '60 in poi quando l'associazione criminale mafiosa, complice anche certa massoneria locale, ha incominciato a piazzare gli uomini giusti al posto giusto, insospettabili pronti a rispondere alle chiamate da "casa" dei vari Clan. 

Ma si è sempre preferito tacere. Ma da alcuni anni le Forze dell'Ordine e la magistratura di casa nostra stanno recuperando terreno anche perchè è ormai sotto gli occhi di tutti: l'Umbria non è più il covo freddo dove nascondersi, fare affari e ripulire i denari. Oggi si va avanti con minacce, con omicidi, con ritorsioni, con aziende e negozi che diventano tiro a bersaglio o si incendiano improvvisamente nella notte. Le cose stanno cambiando - anzi precipitando - velocemente a Perugia e nel resto dell'Umbria. Ne è un esempio l'ultima indagine con arresti condotta dalla Direzione Distretturale Antimafia dell'Umbria e portata a termine dai Carabinieri. 

Due soggetti di origine calabrese, entrambi domiciliati a Perugia, sono sotto indagine per concorso per tentata estorsione aggravata dalle modalità previste dal reato di associazione di tipo mafioso. Un reato che avrebbero commesso in due episodi distinti. Il più grave è quello nei confronti di un noto professionista del capoluogo - un notaio -. 

I due indagati, riconducibili alla famiglia ‘ndranghetista Giglio che opera nel crotonese, hanno chiesto, presso lo studio professionale della vittima,  il "pizzo" “per i carcerati” ed hanno mostrato al professionista una pistola minacciandolo di stare “molto attento” .

Entrambi gli indagati sono stati catturati e in un primo momento portati nel carcere di Perugia Capanne adisposizione dell’ Autorità Giudiziaria e successivamente al carcere di Terni dove è presente la sezione Alta Sorveglianza. Le indagini sono in corso per verificare altri episodi. Le modalità per ottenere il pizzo sono le stesse utilizzate dai clan nei propri territori in Calabria e questo dimostra come le cose stiano cambiando in Umbria in fatto di criminalità organizzata. I due affiliati erano teoricamente dei lavoratori del settore edile che si occupavano di alcuni cantieri in provincia di Perugia. 

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