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Norcia dopo il terremoto: la cioccolateria riaprirà, come logo il simbolo che ha resistito alle macerie

Inaugurazione della cioccolateria Vetusta nella Norcia colpita dal sisma. la storia di una famiglia che non si è arresa

„“Norcia deve ripartire e noi non ci arrendiamo”. L'avevamo lasciata così Arianna Verucci,  titolare di una cioccolateria nella città di san Benedetto, duramente colpita dal terremoto del 30 ottobre. L'avevamo lasciata con un grido di speranza: quella di riuscire a far ripartire l'azienda, perchè la ricostruzione di una città messa in ginocchio, parte anche e soprattutto dal lavoro. Ed ora, ad un mese di distanza da quell'appello per cercare di ricostruire, mattone dopo mattone, la speranza di un futuro in uno dei luoghi più belli dell'umbria, arriva la bella notizia e il primo segnale di una ripresa possibile.

Il prossimo 6 gennaio la cioccolateria Vetusta di Norcia riaprirà e riprenderà la sua produzione. "Non esistono parole giuste per rendere merito a tutti coloro che ci hanno supportato in questo difficile passaggio della nostra esistenza. Un primo ringraziamento va alle centinaia di clienti solidali che ci hanno adottato cercando di comprare un poco di quel che rimaneva del nostro magazzino merci"- scrive la famiglia, titolare dell'azienda. Grazie all'amico Renato Casaro che ci ha regalato il nuovo logo aziendale". Il logo in questione è il rosone della Chiesa di san Benedetto simbolo di Norcia conosciuto nel mondo e sopravvisuto al terremoto. 

Terremoto Norcia: "La cioccolateria era il sogno di mio padre, noi restiamo"

"Grazie ai nostri operai che ci hanno supportato ed incoraggiato a riprendere insieme il nostro cammino, grazie alle aziende che con grande professionalità e rapidità hanno rimesso in piedi ciò che sembrava definitivamente compromesso". 

Un’azienda di famiglia a Norcia, gravemente colpita dal potente terremoto del 30 ottobre che ha messo in ginocchio la città di san Bendetto e la Valnerina. Ma l’amore per la propria terra, per i sacrifici di una vita, hanno portato la famiglia a resistere e a lottare. “Non ho intenzione di lasciare la mia terra e l'attività, era il sogno di mio padre, e sono trent’anni che esiste. E’ tutto quello che ci rimane”. Ed ora ce l'hanno fatta. 

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