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Cronaca

Il laghetto irriguo è troppo lontano e non esiste una servitù di presa d'acqua: il fondo rimane all'asciutto

Respinta l'azione civile dei proprietari che chiedevano di poter accedere alla fonte d'acqua

Il frazionamento della vecchia proprietà impedisce ad un fondo di attingere acqua dal laghetto posto in un’altra parcella. Così i proprietari invocano una servitù di presa d’acqua, ma il giudice dà loro torto: non sono mai esistite opere di adduzione dell’acqua.

Secondo i giudici della sezione civile della Corte d’appello, infatti, per la “costituzione della servitù di presa d'acqua per destinazione del padre di famiglia occorre che l'originario unico proprietario abbia impresso un'oggettiva situazione di subordinazione o servizio tra i fondi, mediante collocazione nel fondo servente di tubazioni di conduzione dell'acqua che, fuoriuscendo dalla fonte o dallo sbocco ed essendo idonee ad irrigare il fondo dominante nel quale confluiscono, siano visibili e stabilmente destinate a soddisfare le esigenze idriche del fondo dominante”.

Dall’analisi dei documenti catastali e delle foto dello stato dei luoghi, si evince che l’affermazione dei “proprietari di un fondo che, sulla premessa di aver acquistato il diritto per uso agricolo di servirsi di una fonte irrigua (laghetto), affermavano l’esistenza della servitù di passo e di acquedotto per raggiungere tale fonte”, non risponde al vero.

Il proprietario dei terreni non aveva bisogno di servitù di passaggio o presa d’acqua, in quanto gli stessi erano tutti suoi e attingeva dal laghetto in questione. Nel tempo i possedimenti sono stati frazionati, interponendo diversi fondi tra quello dei nuovi proprietari che hanno attivato l’azione civile e il laghetto.

La servitù richiamata, però, per legge necessita “l’esistenza di una situazione di fatto che rilevi l’assoggettamento di un fondo ad un altro attraverso la presenza di opere visibili, inequivocabilmente strumentali all’esercizio della servitù e rivelatrici dell’esistenza di un peso a carico di un fondo in funzione dell’utilità dell’altro”. In questo caso tali opere non solo non sono visibili, ma neanche esistenti, quindi niente servitù.

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