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Venerdì, 14 Giugno 2024
Cronaca

LE NOSTRE TRADIZIONI Natale nei detti meteorologici perugini. L magnà e l beve… secondo tradizione

Natale nei detti meteorologici perugini. L magnà e l beve… secondo tradizione. Un adagio climatico recita “Natale al sole, Pasqua al tizzone”, o anche “Natèl col sole, Pasqua ntól cantone” (intendendosi per “cantone” un angolo del focolare). È in uso anche “A Natale solicello, a Pasqua focherello”. Per dire che, con la temperatura mite della giornata odierna, dovremo ragionevolmente aspettarci una Pasqua rigida. Al contrario, in caso di Natale freddo, è in uso “Natale al tizzone / Carnevale al solleone”.

In rapporto a un Natale gelido, si dice “Si prima di Natale fa la brina / arimpe la tu mattra de farina (ossia, “fai scorta di farina perché avrai un magro raccolto”). Quando si rimprovera qualcuno per aver speso troppo in regali o cibarie, ci si sente rispondere “Oh, Natale vien na volta l’anno!”. In rapporto alle precipitazioni, si diceva “Natale sciucco, Pasqua fangosa”, significando che, se non piove a Natale, lo farà a Pasqua. In riferimento alla penuria alimentare di un tempo e al fatto che per Natale si tendeva a sparare le ultime cartucce, in termini di soldi e cibarie, si esclamava: “Prima d Natèle, nnè freddo nnè fème / da Natèle llà, fredd e fème n quantità”. Chi non ha problemi economici può legittimamente esclamare: “Coi guadrini [soldi] n tasca / è sempre Natale e Pasqua”.

COSA SI MANGIA. Come tradizione alimentare, si usano abitualmente i cappelletti, magari fatti in casa. Buoni quelli al sugo di carne, ma “la morte loro” è in brodo. Per la vigilia, si usavano i “maccaroni dolci” con zucchero, pane grattugiato, noci tritate e gocce di alchermes (in perugino “archèmse”). Valida alternativa per il pranzo di Natale i “tajulini col brodo de capone”. Apprezzatissimo il “capone a l’arrabbiata”. La verdura d’elezione era il “gobbo”, coltivato nell’orto e fasciato con una carta robusta, in attesa delle feste. Ma la morte sua era (ed è tuttora) il gobbo “arfatto”, detto anche “parmigiana”, ossia il cardo lessato, fritto e rifatto al tegame col sugo, in forno.

I DOLCI. Un tempo niente panettone, torrone né pandoro. Ma solo amaretti e pinocchiate (“pinoccate”, in perugino) fatti in casa. E, specie per il fine anno, il torciglione con mandorle, nocciole, uova, “cecini” (codette) e… poco altro.
OGGETTI DI POCO CONTO. Di un oggetto di scarso valore o di bassa qualità si dice che “dura da Natale a Santo Stèfno”. Per significare che si rompono subito.
NOMI DI RIFERIMENTO PER IL PERIODO: Natale e Natalina, un tempo assai frequenti. Oggi sono ancora in uso Stefano e Nicola (specialmente nelle regioni del sud).
 

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