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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca

MEMORIE PERUGINE. Umberto Rossetti, lo storico negoziante che inventò le luminarie e gli addobbi natalizi

Il ricordo della figlia Rosita raccolti dal nostro Inviato Cittadino

Memorie perugine. Quando Umberto Rossetti, storico negoziante di via Bonazzi, inventò le luminarie e gli addobbi natalizi. Un tempo, quando a Perugia non usavano ancora le luminarie e le decorazioni natalizie, ci fu chi, di propria iniziativa, dette inizio agli addobbi per le strade dell’acropoli. Non c’erano ancora le associazioni che si facevano promotrici di queste iniziative. Ricorda la figlia Rosita: “Con l’avvicinarsi del Natale, mi è impossibile non volgere lo sguardo
indietro nel tempo quando, da piccola, vedevo papà Umberto realizzare delle splendide decorazioni”.

Come e con chi le realizzava? “Lo faceva insieme ai suoi dipendenti. S’impegnavano a fondo, senza badare al tempo da dedicare allo scopo. Sono stati loro a creare le prime luminarie che hanno vestito Perugia a festa, e nello specifico via Bonazzi”.
Come procedevano? “Tutto avveniva in maniera completamente artigianale, partendo dal progetto alla esecuzione. Casa, negozio e magazzini, fin da novembre, divenivano veri e propri laboratori di creatività”.
Queste decorazioni venivano riproposte negli anni successivi? “Al contrario. Si divertivano a realizzare dei Babbo Natale attraverso il tempo, con costumi e contesti adeguati alle epoche: dalla storia antica allo sbarco sulla Luna. Un Papà Natale che viaggiava su carrozza a cavalli, in Vespa, sull’automobile, sul treno, a cavalcioni di un missile…”.

Facevano anche presepi? “Sì. E ricordo che fu bellissimo l’anno in cui realizzarono il presepe sotto l’arco. Parliamo di pannelli a grandezza naturale, che richiedevano materiali, tempo e denaro da spendere. Ma papà lo faceva con dedizione e spirito di sacrificio. Insomma: non gli pesava. Faceva tutto col sorriso che i clienti e noi familiari gli conoscevamo come atteggiamento costante”.

Esisteva, all’epoca, una dimensione comunitaria? “Si mangiava, in quei giorni, tutti insieme, noi e gli operai: lavoro e festa in sintonia. Avvertivamo la sacralità dell’evento, vestito di calda umanità”. Una Perugia a dimensione umana, senza fretta, senza stress. Ben prima che l’acropoli rischiasse di
diventare una… necropoli.

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