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Compleanno "amaro" per il Museo degli strumenti musicali: ora rischia di chiudere

Nel corso dell’estate si è svolta una nutrita serie di concerti e aperitivi sul terrazzo. Se il Comune chiude il rubinetto del contributo, tutto questo potrebbe finire

E’ un anno esatto dalla creazione del nuovo allestimento del Museo degli strumenti musicali antichi. Come il lettore ricorderà, al Cassero di Porta Sant’Angelo è stato smantellato il Museo delle Porte e delle mura urbiche per far posto a questa iniziativa, nata sotto buoni auspici. Un museo che – nel suo progetto esteso a tutto il Borgo d’Oro – si dipana in tre sedi (Torre, Complesso monumentale di San Matteo degli Armeni, “Domus pauperum” della Mercanzia) distinte per tipologia di materiali.

Ma questa ricorrenza del primo anno di vita non suscita reazioni esaltanti. Infatti la giunta comunale, che per ben tre volte ha deliberato la nascita del Museo, si accorge ora di non avere risorse sufficienti a proseguire su questa strada. Addirittura non è assicurata continuità di lavoro al personale che ha garantito l’apertura per tutti i giorni dell’anno.

“Tutti gli strumenti, gli allestimenti, le gigantografie, gli estintori, le partiture, i manoscritti appartengono a me e a mia moglie Yun Mi Eun e all’Associazione ‘Arte e Musica nelle terre del Perugino’ da cui muove l’input principale”, dice Daniele Bernardini, anima del Museo e persuaso promoter delle attività rivolte al pubblico.

Tante le iniziative, come le “mostre da sentire”, assai partecipate da un pubblico di ogni estrazione e qualunque età. Tutti irresistibilmente attratti da partiture manoscritte, appunti, strumenti musicali rari e bellissimi: tracce di un passato identitario lungo e glorioso.

Nella torre sono contenuti strumenti di vario genere, autentiche chicche da intenditori, ma anche utili a fare divulgazione alta e formazione di base. Bambini delle materne e studenti di liceo, corsisti dell’Accademia e del Conservatorio musicale sono saliti per quelle ripide scale.

Varie televisioni pubbliche e private, europee, ma anche cinesi e statunitensi si sono interessate di questa preziosa collezione. Finora c’è stato il sostegno del Comune di Perugia, della Fondazione Cassa di Risparmio, della Fondazione Giordano. In questo ambiente si sono celebrati matrimoni e tenuti concerti e conferenze.

Nel corso dell’estate, si è svolta una nutrita serie di concerti e aperitivi sul terrazzo. Se il Comune chiude il rubinetto del contributo, tutto questo potrebbe finire. Ed è un vero peccato. Sta di fatto che la convenzione scade a dicembre, ma finora non si è fatta parola di rinnovo.

“Il Comune – dice Bernardini – ci vorrebbe ‘autonomi’, senza considerare che abbiamo offerto un anno di lavoro volontario e una collezione, prendendoci cura della musealizzazione”. Perugia resta in attesa di un felice epilogo. E fa gli auguri ai volonterosi e competenti musicisti.

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