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Giovane operaio morì schiacciato da una gru: in quattro a processo per omicidio colposo

Un giovane dipendente di una grande società nel campo dell'edilizia, perse la vita mentre era al lavoro, in tragiche circostanze. Rimase schiacciato da un apparecchio di sollevamento a causa della rottura di una fune

Un giovane dipendente di una grande società nel campo dell'edilizia, perse la vita mentre era al lavoro, in tragiche circostanze. Rimase schiacciato da un apparecchio di sollevamento, "una gru elettrica a ponte bitrave a forche", a causa della rottura di una fune, determinatasi- secondo l'accusa- per usura. Le funi dell'impianto di sollevamento cedettero, e caddero sopra l'operaio. 

A finire a processo, con l'accusa di omidio colposo, sono in tutto quattro persone oltre alla società in cui la vittima lavorava ed oggi si è tenuta una nuova udienza davanti al giudice con l'ascolto dei periti tecnici, testi della difesa. Gli imputati- difesi dagli avvocati Massimiliano Sirchi, Marco Brusco, Giuseppe De Lio e Luigi Leopardi, secondo la pubblica accusa avrebbero cooperato in relazione alle diverse posizioni rivestite all'interno della società, a cagionare la morte del giovane: l'amministratore di una ditta per aver progettato, fabbricato, venduto e installato all'azienda in causa la gru, oltre che firmato la dichiarazione CE di conformità dell'apparecchio stesso, il presidente del consiglio di amministrazione della società dove prestava servizio la vittima per aver commissionato e messo a disposizione dei lavoratori l'attrezzatura di lavoro "gru elettrica a ponte bitrave a forca" che sarebbe stata modificata, ma non conforme ai requisiti di sicurezza e all'omessa predisposizione di un manuale di manutenzione d'uso rispondente-secondo l'accusa- all'esatta configurazione dell'apparecchio.

A finire sotto accusa, anche il responsabile del servizio prevenzione e protezione "per aver omesso di effettuare una adeguata valutazione dei rischi aziendali nonchè predisporre una procedura di manutenzione ordinaria giornaliera degli impianti di sollevamento" e un dipendente di una ditta incaricata dalla società, che non avrebbe rilevato importanti segni di usura e fatica delle funi e di provvedere alla sostituzione. Secondo la difesa, il macchinario era stato invece revisionato, inoltre un perizia rilevò un errore di progettazione dimensionale delle carrucole di rinvio della fune, una posizione sostenuta dalla difesa della società imputata. La famiglia del giovane si è costituita parte civile con gli avvocati Castellini e Murali. 

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