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Cronaca

Donna investita muore in sala operatoria: condannato solo l'automobilista

Il chirurgo che la stava operando non ha alcuna responsabilità nel decesso

La paziente muore in sala operatoria, dove era arrivata perché vittima di un incidente stradale: prosciolto il medico che stava tentando di salvarle la vita.

I giudici della Corte d’appello di Perugia hanno stabilito che “non può essere ritenuta causa sopravvenuta di per sé idonea a determinare l’evento morte la condotta del medico per il decesso della vittima avvenuto dopo l’intervento chirurgico posto in essere al fine di curare le lesioni riportate dalla persona offesa a seguito di un investimento stradale”. Per i magistrati l’intervento del medico è una “condotta non connotata dal requisito della eccezionalità ed inidonea ad interrompere la catena causale”.

La Corte ha confermato la condanna a 1 anno e mezzo in primo grado di un automobilista per omicidio colposo per aver investito e ucciso una donna la morte di una donna, la quale era stata investita dal primo e che successivamente, dopo un intervento chirurgico cui era stata sottoposta per la lesione riportata, decedeva per un arresto cardiogeno.

È stata necessaria una perizia per stabilire “l’esistenza di un nesso causale tra l’investimento e la morte della vittima, considerato che l’intervento chirurgico così come si era svolto non poteva ritenersi causa eccezionale da sola sufficiente a determinare l’evento morte” in quanto l’operazione si era svolta “nel rispetto dei protocolli medici, mentre la morte era avvenuta in maniera del tutto repentina nel corso dell’operazione”.

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