Cronaca

Mostro di Firenze, scoppia il caso sulla serie tv con Antonio Banderas. Il pm Mignini: "Versione inesistente per la giustizia"

Riceviamo e pubblichiamo una lettera del magistrato che ha seguito le indagini perugine sulle vicende dei delitti fiorentini: "Vicenda surreale, si presta ascolto a ricostruzioni fantasiose quando ci sono sentenze che dicono altro"

La storia del “mostro di Firenze” al centro di una serie tv con Antonio Banderas fa arrabbiare il pm perugino Giuliano Mignini e il superpoliziotto Michele Giuttari. Il perché è facile: la sceneggiatura è tratta dai libri del giornalista statunitense Douglas Preston e del collega italiano, deceduto qualche anno fa e indagato e sentito più volte nell’ambito del filone perugino e fiorentino dei delitti del mostro, Mario Spezi. Una ricostruzione scenografica che non trova fondamento negli atti d’indagine e nelle sentenze che hanno accompagnato le due vicende.

Riceviamo e pubblichiamo una lettera del magistrato Giuliano Mignini che racconta lo svolgimento dei fatti, così come appurato dalle indagini.

“Sono stato avvertito che era uscito un articolo della rivista ‘Variety’ in cui si preannunciava l’uscita del programma ‘Il Mostro di Firenze’, tratto dal libro ‘Il Mostro di Firenze: la vera storia’ di Douglas Preston e del giornalista marchigiano di S. Angelo in Vado, Mario Spezi. Il programma è in produzione presso ‘Studiocanals’.

Secondo l’articolo, che riprende il contenuto del libro, lo Spezi e il Preston avrebbero identificato il ‘killer’, in un uomo che, dico io, sarebbe il nipote di Francesco Vinci, nato nel 1959, ma ciò avrebbe provocato la ‘ritorsione’ del ‘prosecutor’, che, nella fiction, sarei io che avrei accusato lo Spezi di partecipare a ‘riti satanici’ e poi arrestato lo stesso con l’accusa di essere il ‘Mostro di Firenze’.

Per ora e solo per ora, non aggiungo altro, all’ennesima serie di bugie gravissime, pervicacemente ripetuta dalla coppia Spezi-Preston e ora, dopo il decesso del primo, anche dal secondo che ne continua l’opera, senza conoscere una virgola della vicenda del Mostro e senza aver subito il benché minimo danno dall’essere stato prima indagato e poi archiviato, su mia diretta richiesta. Ma credo che il Preston non l'abbia ancora capito dopo ben 15 anni dal fatto.

Non ho avuto il tempo, purtroppo, di sporgere tutte le querele che sarebbero state necessarie per vedere tutelata la mia reputazione di uomo e di magistrato e, soprattutto, non ho sporto querela per il libro perché pensavo che il suo contenuto di palese falsificazione della vicenda sarebbe stato riconosciuto dai lettori ma, purtroppo, così non è stato.

Faccio ora presente, però, che d’ora in avanti non tollererò più, sia chiaro, che il Preston e i suoi collaboratori continuino a deformare la realtà come hanno fatto finora.

In sintesi, lo Spezi ed altri soggetti sono stati accusati di calunnia (con denuncia alla Squadra Mobile di Firenze) e tentata calunnia reale (per avere tentato di far rinvenire oggetti provenienti dai delitti a Villa Bibbiani di Capraia e Limite, ai danni di Antonio Vinci che è stato indicato come il possessore degli oggetti.

A dimostrazione dell’assoluta infondatezza della denuncia, il Vinci non è stato, a quanto ne sappia, neppure indagato dalla Procura di Firenze.

L’accusa di ‘riti satanici’ è una sfacciata invenzione di Preston, come lo è anche quella relativa all’accusa di essere, il giornalista marchigiano, il ‘Mostro di Firenze’, anzi per tale accusa ho richiesto l’archiviazione contro la quale si è opposto lo stesso Spezi.

Per anni questo e il giallista statunitense hanno propalato queste menzogne, nonostante le sentenze rendano palese la falsità delle loro affermazioni.

La vicenda è decisamente surreale.

Per finire, a causa delle lungaggini in cui è incorso il GUP nel deposito della sentenza e della necessità, per me, di impugnarla in cassazione, il procedimento è tornato, in sede di rinvio, dinanzi al GUP Giangamboni, che, purtroppo, non ha potuto fare altro che dichiarare la prescrizione il 16 luglio 2014 (Proc. N. 2782/05/21 RGNR).

Se qualcuno della produzione, invece di stare ad ascoltare il Preston e di continuare a prestar fede a questo personaggio, avesse lo scrupolo di chiedermi un incontro per avere chiarimenti, io sono qui. Attendo che qualcuno si faccia vivo”.

Giuliano Mignini, sostituto procuratore della Repubblica in pensione.

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