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Una mostra per salvare il "tesoro" dell'Umbria terremotata: Sgarbi, un gigante, che lezione d'arte!

Sarà aperta fino al 15 settembre, in Palazzo Baldeschi al Corso. Un prezioso catalogo, di Effe editore, curato da Vittorio Sgarbi e Pietro Di Natale, con in copertina Matteo da Gualdo

Una mostra come non se ne sono mai viste, con una parte degli incassi devoluti al restauro dei beni danneggiati dal terremoto. Sarà aperta fino al 15 settembre, in Palazzo Baldeschi al Corso. Un prezioso catalogo, di Effe editore, curato da Vittorio Sgarbi e Pietro Di Natale, con in copertina Matteo da Gualdo.

Una garbata accoglienza del presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia Giampiero Bianconi, un cenno del segretario generale Fabrizio Stazi, un saluto del presidente onorario Carlo Colaiacovo che parla di questa mostra come di un’idea geniale, un’avventura che premia e onora lacittà. Ringraziando Sgarbi. Non senza accennare a prossimi fatti espositivi ad Assisi e ad un importante evento, per il 2 maggio, alle eugubine Logge dei Tiratori.

Giuseppe Depretis, per la Fondazione CariPerugia Arte, rivendica la paternità di iniziative che hanno goduto di sostegno, partecipazione e apprezzamento. Ricorda le due mostre di Assisi (Gerusalemme e Giubilei), parla di progetti a caratura nazionale, esprime gratitudine alle Fondazioni italiane per i prestiti delle opere che fungeranno da attrazione e promozione del territorio umbro. Quindi preannuncia una prossima mostra assisiate sull’arte italiana del 900. Ma il mattatore assoluto è Vittorio Sgarbi che, con nonchalance e umorismo, sfoggia cultura vera, saperi e prospettive originali, lanciando strali che colpiscono facendo male e irritanti (per i destinatari!) punzecchiature di fioretto.

Comincia col dire che queste 100 opere, riunite dallo stigma diacronico e solenne “Da Giotto a Morandi”, costituiscono un “museo parallelo di tutta l’arte italiana, una mostra di prima grandezza, e circoleranno nel territorio nazionale con un allure che va ben oltre l’orgoglio perugino”. Poi si toglie qualche sassolino dalla scarpa operando un confronto con la mostra “a dimensione agricola” (si riferisce alla Fondazione agraria) del Sassoferrato, “pittore inutilissimo e madonnaro di strada”, rispetto ai capolavori di Palazzo Baldeschi.

Ironizza sulla passerella dei politici che oggi non hanno neanche fatto capolino e ne cita i nomi. “Dove sono la Catiuscia, la Borletta, la Boldrina?”. E i giornalisti, col festival in corso? Indifferenti all’arte e alla cultura, a discutere se quelle bombe in Siria siano state gettate opportunamente o meno. Poi un elogio a Colaiacovo “cacciatore di opere” (nasce collezionista e si fa mecenate), promotore di una “mostra nazionale, come non se ne fanno a Milano”. Una mostra che si tiene a Perugia, ma non è perugina.

Quindi una lunga diegesi sui meriti delle Fondazioni bancarie, ma anche sulle tante virtù delle vecchie Casse di Risparmio e banchette che, solo in Umbria, hanno edito 60, diconsi sessanta, cataloghi su altrettanti musei umbri. Sgarbi è un fiume in piena e dimostra, una volta in più, come “avere carattere” possa significare “aver cattivo carattere”. Ma a un genio come lui si può perdonare tutto, quando se ne consideri l’enorme sapere, la sensibilità, l’onestà e la competenza. Oltre all’affetto da sempre mostrato verso casa nostra. Una grande lezione di cultura cui Perugia ha risposto affollando la Sala delle Colonne all’inverosimile. Nella consapevolezza, fondata, che ascoltando Sgarbi si porta sempre a casa qualcosa.

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