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Sabato, 22 Giugno 2024
Cronaca

Perugia, operaio morto dopo la caduta dal tetto: condannati i datori di lavoro

L'uomo stava lavorando alla sostituzione di lastre di eternit con pannelli fotovoltaici. L'accusa: "Assenza di dispositivi di sicurezza e scarsa formazione del personale"

Dieci mesi di reclusione, con pena sospesa, e risarcimento ai familiari da stabilire con un giudizio civile.

È la condanna inflitta dal giudice del Tribunale penale di Perugia al datore di lavoro e responsabile del servizio prevenzione e protezione di una ditta di pavimenti e il datore di lavoro di un’altra ditta impegnata in un cantiere, per la morte di un operaio macedone di 50 anni. Decesso avvenuto nel 2012, nella zona industriale di Ponte Valleceppi, a seguito della caduta dal tetto di un capannone, dove l’operaio stava lavorando alla rimozione e sostituzione di pannelli in eternit.

Con rito abbreviato era già stato condannato a otto mesi il responsabile dei lavori coordinatore per la progettazione e l’esecuzione.

L'uomo, originario della Macedonia, ma con la residenza a Trento, stava lavorando ad un capannone, per rimuovere delle parti in eternit, insieme ad altri colleghi, quando sarebbe capitato su un punto fragile del solaio, precipitando di sotto.

Gli imputati, difesi dagli avvocati Alessandro Ciglioni, Francesco Pugliese e Angela Francardi per “colpa generica e specifica” e “violando le norme di prevenzione”, avrebbero “cagionato la morte dell’operaio che cadeva da un’altezza di circa 7-8 metri a causa del cedimento della copertura in cemento amianto di un capannone sulla quale stava lavorando per il montaggio di una nuova copertura metallica indispensabile per l’installazione di pannelli fotovoltaici”.

L’uomo, secondo la ricostruzione dell’accusa, stava camminando sul tetto “in amianto per raggiungere una prolunga elettrica a cui avrebbe dovuto collegare alcuni attrezzi alimentati a corrente elettrica”. Il piano di sicurezza, per la Procura, sarebbe stato non adatto allo stato dei luoghi e del cantiere, senza l’applicazione di “misure di prevenzione quali sottopalchi e parapetti di fatto non realizzati”.

L’operaio deceduto, inoltre, avrebbe lavorato senza “una formazione specifica e l’addestramento necessario per l’utilizzo dei dispositivi di protezione di terza categoria”, in questo caso quegli accorgimenti tecnici per prevenire le cadute dall’alto.

La famiglia della vittima si è costituita parte civile tramite l’avvocato Gianni Zurino.

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