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Domenica, 28 Novembre 2021
Cronaca

Muore per arresto cardiaco a Natale, due infermieri rinviati a giudizio

Secondo l'accusa avrebbero agito con negligenza nella gestione dell'intervento, la difesa sostiene che vennero seguite le procedure e il mezzo era equipaggiato con la strumentazione idonea

Due infermieri sono stati rinviati a giudizio per la morte di un paziente durante il trasporto in ambulanza al Santa Maria della Misericordia. L’uomo era deceduto “per arresto cardiocircolatorio in un’ambulanza sprovvista di elettrocardiogramma e di medico”.

I due infermieri, difesi dagli avvocati Marco Brusco, Sauro Galli e Giuseppe De Lio, sono accusati di omicidio colposo perché per “imperizia e imprudenza” nel corso di un intervento a Natale del 2017, chiamati dalla moglie della persona deceduta che lamentava “dolore toracico associato a vomito, diarrea, sudorazione” e sottovalutando l’informazione riguardante l’afflizione di “ipertensione arteriosa”, avevano “assegnato il codice giallo e disposto l’intervento con un’ambulanza priva sia di strumento di rilevazione elettrocardiografica, di ulteriori presidi di trattamento e anche del medico a bordo, non consentendo così l’effettuazione dei dovuti controlli sul ritmo cardiaco”.

L’intervento era stato effettuato con “un’ambulanza non medicalizzata”. Per la Procura avrebbero dovuto effettuare un elettrocardiagramma o richiedere “l’ausilio di ulteriore ambulanza munita dello strumento di rilevazione elettrocardiografica e di medico a bordo, così non consentendo l’effettuazione dei dovuti controlli sul ritmo cardiaco”.

La difesa sostiene che l'ambulanza del 118 giunta sul posto era fornita di tutta la strumentazione, compresi elettrocardiografo e defibrillatore, così come prevedono le norme nazionali e quelle regionali, e che l’assenza del medico era dovuta al fatto che al momento della chiamata non vi erano ambulanze libere, tranne quella che poi si era recata sul posto. Il medico era giunto subito sul luogo dell’intervento appena ricevuta la chiamata dell'equipaggio. Il personale sul posto, infine, aveva subito compreso che si trattava di un’aritmia maligna e l’unica terapia in questi casi è la rianimazione e poi la defibrillazione. Mai avrebbero fatto fare le scale al paziente. Per quaranta minuti avrebbero mantenuto l'attività elettrica, ma il cuore alla fine non aveva risposto alla scarica del defibrillatore. Tutti elementi che dovranno essere valutati dal giudice nel dibattimento.

I familiari della persona deceduta si sono costituiti parte civile tramite l’avvocato Guido Bacino.

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